Autore: simone.giannecchini

  • Bonus Giovani Under 35: 500€/mese INPS – Guida 2025

    Il bonus giovani imprenditori under 35 previsto dalla circolare INPS n. 148 del 28 novembre 2025 diventa finalmente operativo ! Una delle misure più attese del Decreto Coesione: il bonus da 500 euro mensili dedicato ai giovani under 35 che avviano una nuova attività imprenditoriale nei settori strategici dell’innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica – Articolo aggiornato al 28 novembre 2025

    Il bonus giovani imprenditori under 35 rappresenta un incentivo importante, che può arrivare fino a 18.000 euro complessivi, se sfruttato correttamente e se la domanda viene presentata nei tempi previsti.

    1. A chi spetta il bonus giovani imprenditori under 35 (requisiti principali)

    Novità: il contributo di 500 euro al mese spetta a chi:

    • ha meno di 35 anni alla data di avvio dell’attività;

    • si trova in stato di disoccupazione (DID attiva, disponibilità al Centro Impiego);

    • avvia una nuova iniziativa tra 1 luglio 2024 e 31 dicembre 2025;

    • opera in uno dei settori ATECO ammessi, tra cui:

      • attività manifatturiere

      • informazione e comunicazione

      • professionali e tecniche

      • costruzioni

      • sanità

      • istruzione

      • servizi culturali e alla persona

      • fornitura di energia/acqua
        (elenco completo nella circolare INPS)

    Vale anche per le società: può beneficiare un solo socio, che deve mantenere il ruolo per tutta la durata dell’agevolazione.

    2. Durata e modalità di erogazione

    • 500 €/mese

    • fino a 36 mesi

    • erogazione annuale anticipata

    • entro il limite massimo del 31 dicembre 2028

    Non è un semplice contributo mensile: il beneficiario riceve un’unica somma all’inizio di ogni anno, previa rendicontazione delle spese.

    3. Il punto più critico: i 30 giorni

    La domanda deve essere presentata entro 30 giorni dall’avvio dell’attività, e per “avvio” l’INPS individua un solo riferimento:

    👉 la Comunicazione Unica con inizio attività economica (non solo la costituzione).

    Un errore nella lettura delle ricevute può far perdere definitivamente il beneficio.

    4. Come si presenta la domanda

    Solo in via telematica, attraverso:

    Portale INPS → Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche → “Incentivo Decreto Coesione”

    Sono necessari SPID, CIE, CNS o eIDAS.+

    5. Aspetti fiscali: novità

    Il contributo:

    • non è imponibile ai fini IRPEF

    • non subisce ritenute

    • compare nella CU come reddito esente

    6. Quando si perde il bonus giovani imprenditori under 35

    Il bonus giovani imprenditori under 35 va restituito se vengono meno i requisiti, ad esempio:

    • cessazione attività

    • uscita del socio beneficiario dalla società

    • spese rendicontate non coerenti con il business plan

    • irregolarità contributive

    Il bonus under 35 non è un semplice incentivo: è uno strumento potente, ma con paletti tecnici e tempistiche rigide. Un errore operativo può costare fino a 18.000 euro di mancata agevolazione.

    👉 Vuoi sapere se la tua attività rientra nei settori ammessi e se puoi ottenere il bonus?
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  • Società in Accomandita Semplice (SAS): cos’è, come funziona e quando conviene davvero

    Una guida completa e pratica sulla SAS per imprenditori, professionisti e attività familiari che cercano una forma societaria flessibile e chiara.”

    Società in Accomandita Semplice (SAS): guida completa e consigli pratici per capire quando conviene davvero

    La Società in Accomandita Semplice – più nota come SAS – è una forma societaria spesso messa in secondo piano rispetto alla SRL e alla SNC. Tuttavia, quando la si osserva con attenzione, emerge come una soluzione estremamente intelligente in una serie di casi specifici: attività familiari, realtà artigianali, business in cui i soci hanno ruoli molto diversi o situazioni in cui è necessario contenere costi e burocrazia, mantenendo però un minimo di struttura.

    Nella pratica quotidiana della consulenza, la SAS è una forma societaria che può sorprendere: semplice, flessibile, poco costosa e ancora oggi molto efficace quando il progetto imprenditoriale ha caratteristiche precise.

    Cos’è una SAS e come funziona davvero

    La SAS è una società di persone con una caratteristica unica: prevede due categorie di soci, con funzioni e responsabilità differenti.

    I soci accomandatari sono coloro che gestiscono l’impresa e rispondono illimitatamente e personalmente delle obbligazioni sociali. Sono i soci “operativi”, quelli che stanno davvero alla guida dell’azienda, prendono le decisioni e rappresentano la società verso l’esterno.

    I soci accomandanti, invece, partecipano al capitale e agli utili, ma rispondono solo nei limiti del conferimento. Non possono amministrare la società e non intervengono nelle attività di gestione. Questo crea una struttura molto interessante per quelle realtà in cui ci sono soggetti finanziatori, familiari, partner meno coinvolti o figure che desiderano partecipare all’impresa senza assumersi responsabilità operative.

    È proprio questa distinzione che rende la SAS particolarmente adatta quando si vuole combinare flessibilità gestionale e diversificazione dei ruoli.

    I principali vantaggi: perché in certi casi la SAS è meglio di una SRL

    Il principale vantaggio della SAS è la semplicità. Siamo lontani dalla rigidità tipica delle società di capitali: qui non troviamo organi amministrativi complessi, non ci sono obblighi formali elevati e le decisioni si prendono in modo molto più naturale e veloce.

    Un altro elemento importante è l’assenza di un capitale minimo obbligatorio. Questo non significa “partire senza risorse”, ma permette di scegliere liberamente la dotazione iniziale senza vincoli imposti dalla legge.

    Per attività familiari, artigianali o piccole realtà commerciali, la SAS può rappresentare un equilibrio perfetto: una struttura leggera, poca burocrazia e una governance snella, senza però perdere l’identità di una vera società.

    Inoltre, dal punto di vista della protezione patrimoniale, il socio accomandante gode di una forma di tutela simile a quella del socio di capitali: risponde solo nei limiti del proprio conferimento. Questo aspetto può essere particolarmente utile quando un familiare o un partner vuole sostenere l’impresa senza esporsi a rischi personali.

    💼 Consiglio del consulente

    Se c’è un socio operativo forte e un socio più finanziatore (o familiare), la SAS è spesso più efficiente di una SRL. Ma va sempre valutata la responsabilità illimitata dell’accomandatario e l’IRPEF per trasparenza, perché possono incidere molto sulla pianificazione patrimoniale e fiscale dei soci.

    Gli svantaggi (quelli veri) e quando la SAS non va utilizzata

    La SAS non è adatta a tutte le situazioni, e un consulente esperto deve saperlo dire con chiarezza.

    Il limite più evidente è la responsabilità illimitata dell’accomandatario. Se l’attività ha rischi elevati – finanziari, contrattuali o legati a investimenti importanti – meglio considerare una SRL, che limita la responsabilità dei soci.

    Un altro svantaggio spesso sottovalutato riguarda la percezione esterna: banche, investitori e partner commerciali tendono a considerare la SAS come una struttura “piccola” e meno adatta a operazioni complesse. Questo può influire sull’accesso al credito o sulla partecipazione a bandi e agevolazioni.

    La SAS, inoltre, non è compatibile con le esigenze di crescita rapide o di scalabilità. È una forma ottima quando l’impresa deve essere gestita con equilibrio e semplicità, non per startup che prevedono round di investimento o aumenti di capitale.

    Consigli pratici e dettagli 

    Ci sono una serie di aspetti tecnici che chi costituisce una SAS deve conoscere, e che spesso vengono ignorati:

    • Non è possibile costituire una SAS online tramite strumenti digitali come per SRL e SRLS. Serve necessariamente l’intervento del Notaio. Questo è un elemento importante da considerare in termini di tempi, modalità e costi.
    • È fondamentale redigere un atto costitutivo dettagliato, definendo con precisione ruoli, poteri, modalità di ingresso e uscita dei soci. La flessibilità è un vantaggio, ma deve essere governata bene.
    • È opportuno inserire nel contratto sociale clausole di prelazione, gradimento e regole di gestione che tutelino sia gli accomandanti sia gli accomandatari.
    • Dal punto di vista fiscale, la SAS è soggetta a IRPEF per trasparenza: i redditi si imputano ai soci, non alla società. Questo può essere un vantaggio o uno svantaggio, a seconda della situazione personale dei soci. Serve una valutazione accurata.
    • In caso di decesso dell’accomandatario, la società può trovarsi in una situazione delicata: è consigliabile anticipare questo scenario e prevedere soluzioni statutarie e patrimoniali adeguate.

    È proprio qui che emerge il valore di una consulenza esperta: capire se la SAS è la forma giusta richiede un’analisi attenta del progetto, dei soci, del rischio e degli obiettivi a medio-lungo termine.

    Quando conviene davvero scegliere una SAS

    La SAS dà il meglio di sé quando:

    • l’attività è familiare, artigianale o commerciale con rischi contenuti
    • i soci hanno ruoli molto diversi tra loro
    • si vuole mantenere una struttura snella
    • c’è un socio operativo forte e uno o più soci finanziatori
    • serve una gestione informale ma ordinata
    • si desidera evitare la burocrazia delle società di capitali.

    In questi casi, la SAS può rivelarsi una scelta estremamente efficace, equilibrata e conveniente.

    Pertanto, la Società in Accomandita Semplice è una forma societaria che merita attenzione: meno nota della SRL, ma spesso perfetta per progetti imprenditoriali concreti e ben definiti. Rappresenta una soluzione intelligente per chi desidera flessibilità, costi ridotti e distinzione chiara dei ruoli.

    Come sempre, la scelta della forma giuridica ideale dipende dagli obiettivi, dal rischio, dalla struttura dei soci e dalla visione di crescita. Ed è proprio su questo che noi di ITAdvisors possiamo fare davvero la differenza: guidiamo imprenditori e professionisti a prendere decisioni informate, consapevoli e sartoriali.

    Se vuoi capire se la SAS può essere la forma giusta per la tua società, siamo pronti ad affiancarti con un’analisi dedicata, e trovi qui le 10 regole per non sbagliare quando costituisci una società.

  • Cassazione: nuova conferma sulla distinzione tra spese di rappresentanza e spese di pubblicità

    Con la sentenza n. 25143 del 13 settembre 2025, la Corte di Cassazione è tornata ad affrontare un tema che da anni alimenta dibattito tra imprese, professionisti e Amministrazione finanziaria: la corretta qualificazione delle spese di rappresentanza rispetto a quelle di pubblicità e propaganda, ai fini della loro deducibilità fiscale.

    La decisione riveste particolare interesse perché non si limita a ribadire principi già consolidati, ma chiarisce ulteriormente i criteri interpretativi, offrendo uno strumento utile per orientare le scelte operative delle imprese e le valutazioni dei professionisti.

    La posizione dell’Agenzia delle Entrate

    Nel ricorso, l’Amministrazione finanziaria sosteneva che i tratti distintivi delle spese di rappresentanza fossero:

    • gratuità dell’erogazione;

    • finalità promozionali o di pubbliche relazioni;

    • ragionevolezza e coerenza delle spese rispetto all’attività d’impresa.

    Richiamava inoltre il quadro normativo introdotto dal 2008 (art. 108 TUIR e D.M. 19 novembre 2008), che ha attribuito particolare rilievo al criterio della gratuità, abbandonando il tradizionale discrimine “oggetto del messaggio” (prodotto = pubblicità; immagine = rappresentanza).

    La decisione della Cassazione

    La Suprema Corte ha accolto, seppur con precisazioni, le argomentazioni dell’Agenzia, riaffermando che l’elemento dirimente è rappresentato dagli obiettivi perseguiti dalla spesa.

    In particolare, la Corte ha ribadito che:

    • le spese di rappresentanza sono sostenute per rafforzare il prestigio e l’immagine dell’impresa, senza un immediato riflesso sulle vendite, ma con un ritorno mediato attraverso una maggiore notorietà;

    • le spese di pubblicità e propaganda mirano invece a promuovere in modo diretto prodotti e servizi, informando i consumatori e mettendone in risalto le caratteristiche con l’obiettivo di incrementare immediatamente le vendite.

    Questa impostazione, osserva la Corte, è perfettamente coerente con l’interpretazione fornita anche a livello unionale, dove la pubblicità è intesa come diffusione di messaggi finalizzati a sollecitare l’acquisto.

    Il quadro normativo di riferimento

    La Cassazione ha ricostruito i principali riferimenti normativi:

    • art. 19-bis.1, comma 1, lett. h) D.P.R. 633/1972: prevede l’indetraibilità dell’IVA per le spese di rappresentanza, salvo beni di costo unitario inferiore a 50 euro;

    • art. 108, comma 2, TUIR: stabilisce la deducibilità delle spese di rappresentanza se inerenti;

    • D.M. 19 novembre 2008: individua i requisiti di inerenza, precisando che tali spese sono gratuite, con finalità promozionali o di pubbliche relazioni, ragionevoli e coerenti con pratiche commerciali di settore.

    Il criterio della gratuità: un indice, non un discrimine

    Un aspetto importante chiarito dalla Cassazione riguarda il tema della gratuità: essa non rappresenta un criterio assoluto per qualificare la spesa come “di rappresentanza”. Può costituire un indice rivelatore, ma non è sempre determinante né univoco.

    L’elemento chiave resta infatti la natura e la funzione della spesa: se volta a valorizzare direttamente il prodotto/servizio, si tratta di pubblicità; se invece mira a promuovere l’immagine complessiva dell’impresa, senza un ritorno immediato, rientra tra le spese di rappresentanza.

    Considerazioni operative

    La pronuncia offre spunti di riflessione per le imprese e i professionisti:

    • attenzione alla documentazione: la distinzione tra rappresentanza e pubblicità va supportata con prove concrete sugli obiettivi perseguiti (es. contratti, piani marketing, report di eventi);

    • valutazione caso per caso: la gratuità non basta a qualificare una spesa, né la mera presenza di loghi aziendali rende automaticamente pubblicitaria un’iniziativa;

    • implicazioni fiscali: classificare correttamente le spese è essenziale, considerati i limiti alla deducibilità e alla detraibilità IVA delle spese di rappresentanza rispetto alla maggiore libertà delle spese pubblicitarie.

    Conclusione

    La Cassazione, con questa sentenza, conferma un orientamento ormai consolidato: la finalità concreta perseguita dalla spesa è l’elemento decisivo per distinguerne la natura fiscale. Le imprese, quindi, devono prestare particolare attenzione in sede di pianificazione e rendicontazione, perché errori di qualificazione possono comportare contestazioni e recuperi d’imposta.

    Si tratta, in definitiva, di un ulteriore richiamo alla necessità di un approccio sostanziale e documentato, in cui la forma cede il passo alla funzione economica e giuridica effettivamente perseguita.

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  • Startup innovative: cosa cambia davvero nel 2025?

    Le novità della Legge 193/2024 e i chiarimenti del MIMIT

    Con l’entrata in vigore della Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023 (Legge n. 193/2024), il legislatore ha inciso sulla normativa delle startup innovative, intervenendo in modo strutturale sull’art. 25 del D.L. 179/2012, il cosiddetto “Startup Act”.

    Una circolare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 29 luglio 2025 fornisce chiarimenti operativi di estrema importanza per imprese già iscritte, per quelle in procinto di iscriversi e per gli operatori che le assistono.

    Vediamo in dettaglio il contenuto analizzato dai nostri Commercialisti.

    📌 Le 4 modifiche sostanziali all’articolo 25 D.L. 179/2012

    1. Obbligo di qualificarsi come PMI ai sensi della definizione europea
      La startup deve rientrare nei parametri di cui alla Raccomandazione 2003/361/CE (dipendenti, fatturato e bilancio), tenendo conto anche delle imprese controllanti, associate o collegate (Reg. UE 2023/2831).
      Ne deriva l’esclusione strutturale delle società controllate da grandi imprese.

    2. Esclusione di attività prevalente di agenzia e consulenza
      La norma ora esclude le startup che svolgano, in via prevalente:

      • attività di consulenza: viene adottata una definizione ampia e sostanziale (prestazione di supporto professionale in ambiti gestionali, ambientali, agrari, sicurezza, ecc.), che comprende i codici ATECO 70.2, 74.99 e sottocategorie;

      • attività di agenzia: si intende ogni attività che comporti intermediazione nella conclusione di affari.

      L’autocertificazione annuale dovrà dichiarare esplicitamente la non prevalenza di tali attività, e saranno i contenuti concreti della descrizione di attività (oltre ai codici ATECO) a guidare la valutazione.

    3. Permanenza estesa fino a 5 anni
      Superato il limite dei primi 3 anni di iscrizione, la startup può restare iscritta fino a un massimo di 5 anni, a condizione di dimostrare il possesso di almeno uno dei seguenti requisiti (art. 25, comma 2-bis):

      • spese in R&S pari ad almeno il 25% del maggiore tra valore e costi della produzione;

      • impiego di personale altamente qualificato;

      • partecipazione a programmi di incubazione;

      • ottenimento di finanziamenti qualificati;

      • possesso di almeno un brevetto registrato (la sola licenza non è più sufficiente; sono escluse anche le registrazioni di software o modelli di utilità).

      La verifica avviene in sede di approvazione del bilancio del terzo anno e le CCIAA richiederanno documentazione a supporto.

    4. Estensione fino a 7 anni per le scale-up
      È prevista una ulteriore permanenza di due bienni (art. 25, comma 2-ter), se si dimostra:

      • un aumento di capitale superiore a 1 milione di euro da parte di un OICR (entro i primi 5 anni o tra il 5° e il 7° anno per la seconda proroga);

      • un incremento dei ricavi ≥100% rispetto all’anno precedente (confronto tra 4° e 5° anno per la prima proroga, e tra 6° e 7° anno per la seconda).

    ⏱ Tempistiche: due regimi distinti

    1. Per le imprese già iscritte alla sezione speciale al 18 dicembre 2024

    Il legislatore introduce un regime transitorio favorevole, distinguendo:

    • Start-up iscritte da meno di 18 mesi: hanno 6 mesi dalla scadenza del 3° anno per dimostrare i requisiti del comma 2-bis;

    • Start-up iscritte da più di 18 mesi: hanno 12 mesi dalla scadenza del 3° anno.

    Ma attenzione: in entrambi i casi, il termine assoluto per la permanenza è di 60 mesi dalla data di costituzione della società. Superata tale soglia, lo status decade comunque, indipendentemente dal periodo di iscrizione.

    2. Per le nuove iscrizioni (dal 18 dicembre 2024 in poi)

    La permanenza oltre il 3° anno sarà ammessa solo se:

    • la conferma dei requisiti avviene entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio del terzo anno, e comunque entro il 31 luglio;

    • l’iscrizione alla sezione speciale è avvenuta entro il secondo anno dalla costituzione. In caso contrario, il termine massimo di 60 mesi dalla costituzione preclude l’accesso alle proroghe dei commi 2-bis e 2-ter.

    🔚 Cancellazioni d’ufficio: la pandemia non “protegge” più

    Con la fine degli effetti eccezionali introdotti dal D.L. 34/2020 (che durante il Covid aveva esteso a 72 mesi il termine di permanenza), tutte le startup che al 18 dicembre 2024 avevano superato i 60 mesi dalla costituzione saranno cancellate automaticamente, previa comunicazione e invito a migrare nella sezione speciale delle PMI innovative (se in possesso dei requisiti).

    Secondo i dati forniti dal Ministero, 584 imprese sono già soggette a cancellazione immediata.

    🔍 Riflessioni strategiche

    Questa riforma va ben oltre un semplice aggiustamento tecnico: rappresenta un deciso cambio di paradigma. L’accesso alla categoria “startup innovativa” diventa più selettivo e meno tollerante. Il legislatore mira a:

    • delimitare l’accesso ai benefici solo a realtà realmente innovative;

    • escludere attività para-professionali, consulenziali o intermediarie;

    • orientare le imprese verso una crescita dimostrabile e scalabile, verificata tramite brevetti, R&S o performance economico-finanziarie.

    La sfida per imprenditori e advisor è quindi duplice:

    1. Saper costruire una governance aziendale coerente con i nuovi requisiti fin dalla costituzione;

    2. Monitorare costantemente la documentazione, le scadenze e i criteri di permanenza, evitando decadenze silenziose che possono avere impatti fiscali, reputazionali e strategici rilevanti.

    📬 Come può aiutarti ITAdvisors con i suoi Commercialisti

    In questo nuovo scenario, la differenza tra restare nel sistema o esserne esclusi si gioca sulla pianificazione e sull’accuratezza.

    Noi di ITAdvisors mettiamo a disposizione:

    • check-up gratuito dello status attuale;

    • analisi ATECO e attività prevalente;

    • simulazioni di permanenza oltre il 3°, 5° e 7° anno;

    • supporto nella documentazione per autocertificazioni, bilanci e titoli di proprietà industriale;

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  • Il valore strategico del check-up fiscale

    La fiscalità di un’azienda è spesso percepita come una questione di scadenze e adempimenti.

     

    In realtà, dietro ogni bilancio si nasconde un patrimonio informativo che, se analizzato correttamente, diventa un vantaggio competitivo.

    Il check-up fiscale nasce con questa finalità: trasformare la fiscalità da obbligo a strumento di pianificazione con l’obiettivo di liberare liquidità.

     

    Perché è rilevante

    Un check-up fiscale non si limita a verificare se le dichiarazioni sono state presentate correttamente o se le imposte sono state calcolate in modo puntuale. È un’analisi strutturata che consente di:

    • valutare la coerenza tra numeri di bilancio, dichiarazioni fiscali e scritture contabili;

    • identificare possibili aree di rischio in caso di controlli da parte dell’amministrazione finanziaria;

    • misurare il grado di efficienza con cui l’azienda utilizza deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta;

    • verificare la congruità della struttura societaria rispetto agli obiettivi di governance e pianificazione patrimoniale.

     

    Un approccio di prevenzione

    Così come una revisione periodica permette di ridurre i rischi di guasti, il check-up fiscale riduce la probabilità di contestazioni e sanzioni. Ancora più importante, consente di intervenire prima che un errore formale o un’impostazione non coerente diventino un problema.

    Dal controllo alla pianificazione

    Il check-up fiscale non si esaurisce nella verifica di errori o incongruenze: rappresenta il punto di partenza per costruire una pianificazione fiscale consapevole funzionale alla crescita della tua azienda.
    Attraverso l’analisi della fiscalità corrente e pregressa è possibile:

    • stimare in modo attendibile il carico fiscale futuro, integrandolo nei flussi di cassa e nei piani di investimento;

    • valutare la convenienza di operazioni societarie (trasformazioni, conferimenti, scissioni, fusioni) non solo sotto il profilo giuridico, ma anche in termini di impatto fiscale;

    • programmare la distribuzione degli utili e le politiche di remunerazione dei soci/amministratori in modo efficiente;

    • integrare la fiscalità nel processo di budgeting, evitando che diventi una variabile imprevista a consuntivo, liberando liquidità.

    Incentivi fiscali come opportunità

    Un altro valore del check-up fiscale è la capacità di intercettare agevolazioni e crediti d’imposta ed avere più liquidità da investire.
    Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto misure di sostegno alle imprese in numerosi ambiti: innovazione tecnologica, transizione ecologica, formazione del personale, investimenti nel Mezzogiorno, internazionalizzazione.
    Molti di questi strumenti vengono sottoutilizzati dalle imprese per mancanza di informazione o per timore di errori nella gestione documentale.

    Un check-up ben condotto consente di:

    • individuare i crediti d’imposta a cui l’impresa può accedere;

    • verificare la corretta documentazione probatoria, indispensabile in caso di controlli successivi;

    • stimare l’impatto economico dell’incentivo sulla gestione aziendale e inserirlo in un piano di tesoreria.

    In questo modo, la fiscalità smette di essere un semplice centro di costo e diventa una leva di sviluppo: non solo si riducono rischi e inefficienze, ma si liberano risorse finanziarie da destinare a crescita e innovazione.

    La frequenza

    Il check-up fiscale dovrebbe diventare una pratica periodica: almeno annuale, preferibilmente prima della chiusura del bilancio, così da poter correggere rotta in tempo utile. Nelle realtà più strutturate, una revisione trimestrale diventa parte integrante del sistema di controllo di gestione.

    Il check-up fiscale non è un adempimento accessorio: è uno strumento di governance.
    Consente di prevenire rischi, ottimizzare il carico fiscale e fornire agli amministratori una base informativa solida su cui prendere decisioni strategiche.

    Non si tratta di “pagare meno tasse”, ma di gestire con maggiore consapevolezza la posizione fiscale e patrimoniale dell’impresa, integrandola a pieno titolo nel processo decisionale aziendale.

    Se desideri avere un quadro chiaro e oggettivo della tua posizione fiscale, il momento giusto per iniziare è adesso.

    Un check-up fiscale ti permette di anticipare i rischi e liberare liquidità.

  • Aumento di capitale sociale o finanziamento soci: quale scegliere?

    Quando un’impresa ha bisogno di nuova finanza, le due soluzioni più comuni sono:

    l’aumento di capitale sociale e il finanziamento da parte dei soci.

     

    Entrambe hanno impatti giuridici, fiscali e strategici molto diversi. Vediamo in cosa differiscono e quando conviene utilizzare l’una o l’altra.


    📌 Aumento di capitale sociale

    Cos’è:
    È un’operazione straordinaria che porta all’iniezione di nuovi mezzi propri nella società, mediante l’emissione di nuove quote o azioni sottoscritte dai soci (o anche da terzi).

    Effetti principali:

    • Rafforza la struttura patrimoniale della società.
    • Migliora il rating bancario e la percezione esterna di solidità.
    • Comporta la modifica dello statuto e può alterare gli equilibri di governance se non tutti i soci partecipano proporzionalmente.

    Quando usarlo:

    • Se serve aumentare il capitale proprio per sostenere investimenti strutturali, acquisizioni o crescita a lungo termine.
    • Quando si vogliono attrarre nuovi soci o coinvolgere finanziatori terzi (es. venture capital).
    • Se si vuole migliorare l’equilibrio tra equity e debito nel bilancio.

    💰 Finanziamento soci

    Cos’è:
    È un prestito concesso dai soci alla società. Può essere infruttifero o fruttifero (con interessi) e deve essere deliberato secondo le regole statutarie e civilistiche.

    Effetti principali:

    • Non modifica la struttura del capitale sociale.
    • Genera un debito in bilancio (voce “debiti verso soci”).
    • Può essere rimborsato (con attenzione all’art. 2467 c.c. nei casi di sottocapitalizzazione).

    Quando usarlo:

    • Se occorre liquidità temporanea per esigenze di breve-medio periodo (es. tensione di cassa, anticipo su incassi futuri).
    • Quando si vogliono evitare oneri e formalità legati all’aumento di capitale.
    • Se si desidera mantenere inalterati gli equilibri societari.

    ⚖️ Vediamo un confronto sintetico

    Aspetto Aumento capitale Finanziamento soci
    Natura Capitale proprio Capitale di debito
    Effetto su governance Possibile Nessuno
    Tempi e formalità Maggiori Più snello
    Flessibilità rientro No Sì, salvo art. 2467 c.c.
    Immagine verso terzi Rafforza Neutro

    🎯 Conclusione

    Scegliere tra aumento di capitale e finanziamento soci non è una decisione solo contabile, ma strategica. Dipende dagli obiettivi dell’impresa, dalla fase che sta attraversando e dal rapporto tra soci. In ogni caso, è fondamentale valutarne gli effetti sul piano civilistico, fiscale e di governance.

     

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  • Referendum 2025 – Lavoro ed assunzioni – approfondimento di Claudia Nieto, Consulente del Lavoro

    A giugno saremo chiamati a esprimerci su quesiti che riguardano diritti fondamentali sul lavoro.

     

    Ecco cosa sapere, riepilogato dalla nostra Consulente del Lavoro partner Dott.ssa Claudia Nieto:

     

    1️⃣ Licenziamenti nelle grandi imprese
    Il primo quesito riguarda l’abrogazione di alcune disposizioni del Jobs Act, in particolare quelle che hanno eliminato la possibilità del reintegro sul posto di lavoro per i lavoratori licenziati senza giusta causa. Attualmente, in caso di licenziamento illegittimo, al lavoratore spetta solo un risarcimento economico. Con il si tornerebbe alla normativa precedente, che prevedeva – in determinate situazioni – il diritto al reintegro effettivo in azienda, rafforzando così le tutele per i lavoratori.

    2️⃣ Indennità per licenziamento nelle piccole imprese
    Nelle imprese con meno di 15 dipendenti, oggi la legge stabilisce un tetto massimo di 6 mensilità per l’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato. Il referendum propone di eliminare questo limite, lasciando al giudice la possibilità di valutare caso per caso e di stabilire un risarcimento più proporzionato al danno subito dal lavoratore. Il darebbe quindi maggiore flessibilità e giustizia nei risarcimenti.

    3️⃣ Contratti a termine senza causale
    Oggi un datore di lavoro può assumere a tempo determinato per un massimo di 12 mesi anche senza indicare una motivazione specifica (la cosiddetta “causale”). Il quesito referendario propone di ripristinare l’obbligo di specificare una motivazione giustificata già dal primo contratto. Con il , si tornerebbe quindi a una maggiore tutela contro l’abuso di contratti precari.

    4️⃣ Responsabilità negli appalti
    Attualmente, in caso di incidenti o violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, la responsabilità ricade solo sull’appaltatore o sul subappaltatore. Il referendum mira a coinvolgere anche il committente, ossia l’azienda che ha affidato l’appalto, rendendola corresponsabile. Con il , si rafforzerebbe la tutela dei lavoratori lungo tutta la filiera produttiva, incentivando controlli più rigorosi.

    5️⃣ Tempi per ottenere la cittadinanza italiana
    L’ultimo quesito tocca il tema dell’integrazione. Oggi uno straniero residente legalmente in Italia deve attendere 10 anni prima di poter presentare domanda per ottenere la cittadinanza italiana. Il referendum propone di ridurre questo periodo a 5 anni, allineando l’Italia ad altri paesi europei e rendendo più veloce il percorso di inclusione per chi vive stabilmente sul territorio.

    ⚖️ Si tratta di tematiche che incidono direttamente sulla vita quotidiana di lavoratori, imprese e cittadini stranieri residenti in Italia. È importante informarsi e votare consapevolmente.

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  • Conferire la Ditta Individuale in una Srl: perché farlo e come funziona

    Trasformare una ditta individuale in una società di capitali è una decisione strategica che molti imprenditori considerano quando la propria attività cresce o si struttura. Uno degli strumenti giuridici più efficaci per effettuare questa transizione è il conferimento dell’azienda individuale in una Srl (Società a responsabilità limitata).

    Vediamo cosa significa, quali vantaggi comporta e come si realizza correttamente.


    Cos’è il conferimento di azienda?

    Il conferimento è un’operazione straordinaria mediante la quale un soggetto (in questo caso l’imprenditore individuale) trasferisce la propria azienda a una società, ricevendo in cambio quote sociali. Non si tratta di una vendita, ma di un’apporto in natura del complesso aziendale a titolo di capitale.

    L’oggetto del conferimento è solitamente l’intera azienda individuale, comprensiva di beni, rapporti giuridici attivi e passivi, contratti, dipendenti e, in alcuni casi, anche autorizzazioni e concessioni.


    I vantaggi principali

    1. Responsabilità limitata
    La Srl tutela il patrimonio personale dell’imprenditore: i soci rispondono delle obbligazioni sociali solo nei limiti del capitale conferito.

    2. Continuità dell’attività
    Il conferimento non interrompe l’attività d’impresa. La Srl subentra nella gestione e nei rapporti, garantendo continuità verso clienti, fornitori e dipendenti.

    3. Vantaggi fiscali
    L’operazione può essere fiscalmente neutra ai sensi dell’art. 176 del TUIR, cioè senza generare plusvalenze tassabili, a condizione che il conferimento avvenga “a valori civilistici” (cioè senza rivalutazioni).

    4. Pianificazione societaria e fiscale
    Con la Srl si apre la possibilità di pianificare la governance, ottimizzare la fiscalità dei dividendi e programmare il passaggio generazionale con strumenti più flessibili.


    Le fasi operative del conferimento

    1. Valutazione dell’azienda individuale
      Serve una perizia giurata da parte di un revisore legale o esperto nominato dal Tribunale, che certifichi il valore dell’azienda conferita.

    2. Costituzione della Srl (se nuova)
      Si costituisce la società indicando l’oggetto sociale coerente con l’attività dell’impresa conferita. L’imprenditore riceve quote in cambio del conferimento.

    3. Atto di conferimento
      Si redige un atto notarile che formalizza il conferimento dell’azienda alla Srl e l’emissione delle quote in favore del conferente.

    4. Registrazione e adempimenti fiscali
      L’atto va registrato e devono essere aggiornati i registri fiscali e contabili. Si segnalano le variazioni a INPS, Agenzia Entrate, Camera di Commercio e, se presenti, ad altri enti.


    Attenzione a questi aspetti

    • Debiti aziendali: la Srl subentra nei debiti dell’impresa, ma l’imprenditore può restare coobbligato per quelli pregressi, salvo liberazione espressa dei creditori.

    • IVA e imposte indirette: il conferimento è esente da IVA ma soggetto a imposta di registro in misura fissa (200 euro), salvo casi particolari.

    • Regime contabile e fiscale della nuova Srl: vanno valutati attentamente, specie se si vuole mantenere un regime agevolato o utilizzare perdite pregresse.


    Conferire una ditta individuale in una Srl è un passaggio evolutivo naturale per chi vuole proteggere il proprio patrimonio, strutturare l’attività in forma più solida e prepararsi a crescere o a passare il testimone. È però un’operazione complessa che richiede valutazioni tecniche, giuridiche e fiscali.

    Affidarsi a un Commercialista esperto è essenziale per sfruttarne tutti i vantaggi, senza rischi. Scrivici per un supporto!

  • Costituzione della Società: 10 Regole per non sbagliare

    Costituire una società è una tappa obbligata per chiunque voglia trasformare un’idea di business in un’azienda.

    Il processo per creare un’impresa è entusiasmante ma può essere impegnativo, intricato e ricco di inside!

    In questa Guida cosa vedremo?

    le 10 regole fondamentali per non commettere gli errori più comuni.

    L’idea di business e l’execution (cioè il processo di sviluppo specifico in grado di strutturare e far crescere l’idea di impresa nel tempo) costituiscono il fondamento essenziale su cui si costruisce qualsiasi azienda di successo.

    L’idea iniziale ha la necessità di essere pensata, progettata, analizzata e, soprattutto, pianificata la sua evoluzione. Questo processo creativo è il punto di partenza che mette in moto il viaggio imprenditoriale, richiedendo analisi e una comprensione approfondita dei bisogni del mercato.

    Il primo passo per identificare un’idea imprenditoriale di successo nasce spesso da un’attenta analisi dell’ambiente circostante. Gli imprenditori devono essere osservatori perspicaci, capaci di cogliere opportunità nei cambiamenti del mercato, nelle esigenze ancora inespresse dei consumatori.

    Una volta individuata l’idea promettente, il passo successivo è svilupparla e perfezionarla. Questa fase richiede un’approfondita analisi di fattibilità, che include la valutazione della domanda di mercato, lo studio della concorrenza e la definizione di un modello di business sostenibile dal punto di vista finanziario.

    È fondamentale, nel processo di business creation, collaborare con un Commercialista per valutare le implicazioni fiscali e previdenziali, nonché per costruire una strategia di crescita solida, giuridicamente coerente e conforme alle normative.

    Coinvolgere attivamente il pubblico può giocare un ruolo decisivo: ascoltare feedback e raccogliere le opinioni dei potenziali clienti offre informazioni preziose per perfezionare l’idea iniziale assicurando che risponda al meglio alle esigenze del mercato.

    Allo stesso tempo, è fondamentale valutare l’impatto delle scelte aziendali sulla situazione economico-fiscale e pianificare in modo strategico, con il supporto di un Commercialista.

    Quello che hai di fronte è una Guida, una cassetta degli attrezzi di cui servirti nell’avvio della tua azienda. Ripercorri ogni passo più volta prima di costituire la tua società!

    In questa guida noi Commercialisti di ITADVISORS parleremo in modo semplice e porteremo soluzioni pratiche per assicurare quanto più il successo alla tua idea di business!

     

    Se avrai ulteriori domande potrai scriverci a info@itadvisors.it

    “La sostenibilità economica è al centro dell’idea imprenditoriale”

    La sostenibilità economica è il pilastro fondamentale.

    Considerare l’impatto economico del progetto d’impresa è cruciale per costruire un’impresa su basi solide ed in linea con le aspettative dei soci fondatori e dei collaboratori. Senza una base economico-finanziaria stabile, anche le idee più innovative rischiano di fallire. È indispensabile, sin dalle prime fasi, valutare con cura i costi, le potenziali entrate e la redditività dell’impresa, per garantire non solo la sopravvivenza, ma anche la crescita nel tempo.

    “Un imprenditore di successo è innamorato della propria idea, ma sempre pronto a migliorarla.”

    Il successo di un’idea imprenditoriale dipende anche dalla resilienza dell’imprenditore nel saper affrontare e superare le sfide. L’adattabilità è un fattore cruciale: occorre essere pronti a rivedere e migliorare l’idea in base ai feedback ricevuti e alle dinamiche di mercato.

     

    Passiamo ora a scoprire le 10 regole fondamentali per evitare errori e decisioni sbagliate al momento dell’avvio di un’azienda.

     

    1. SCEGLI LA FORMA GIURIDICA ADEGUATA

     

    Il primo interrogativo riguarda la forma giuridica della futura impresa: S.r.l. ? S.n.c. ? Società di Persone o di Capitali ? Startup Innovativa ? Società Benefit ?

    Operare da soli (impresa individuale o S.r.l. unipersonale) o coinvolgere dei soci (società)?

    La risposta incide profondamente sul futuro dell’impresa. Se si decide di avere dei soci è fondamentale stabilire con chiarezza ruoli, responsabilità e quote di partecipazione alla società. Redigere le norme di funzionamento della società (Statuto) ad hoc, e valutare la redazione di patti parasociali che regolino i rapporti tra i soci (o solo alcuni), così da prevenire potenziali conflitti.

    Qual è il contributo che ciascun socio può portare: capitale, competenze, rete di contatti?

    Valutare il contributo che ciascun socio può apportare è fondamentale per 3 motivi principali:

    • Verificare se i soci fondatori hanno tutte le competenze tecniche, commerciali e organizzative necessarie a sviluppare l’idea di business, oppure se devono rivolgersi a degli specialisti esterni.
    • Quantificare se il capitale versato dai soci fondatori è coerente con il fabbisogno finanziario per avviare l’azienda, oppure se è necessario ricorrere a finanziatori o investitori.
    • Stabilire con chiarezza ruoli, responsabilità e quote di partecipazione alla società.

     

    Torniamo ora al primo interrogativo… Quale forma giuridica scegliere?

    La costituzione della società sotto forma SRLS (Società a Responsabilità Limitata Semplificata), considerata la gratuità dell’atto notarile, può risultare attraente per l’aspirante imprenditore.

    Tuttavia, è bene tenere a mente che questa forma giuridica impone l’utilizzo di uno Statuto standard semplificato e non modificabile. Ad esempio, non è possibile prevedere il diritto di prelazione per i soci nel caso in cui uno di loro desideri cedere le proprie quote di partecipazione; non consente di stabilire una durata della società, il che conferisce a ogni socio la facoltà di recesso in qualsiasi momento, obbligando la società o i soci superstiti a liquidare la quota del socio uscente. Questi sono solo alcuni dei vincoli che l’imprenditore deve considerare quando sceglie la forma giuridica della S.r.l.s. ma ve ne sono molti altri.

    La costituzione della società con la qualifica di Startup Innovativa (e registrazione alla relativa sezione speciale del Registro Imprese) offre vantaggi significativi e può essere la scelta ideale se si intende aprire il capitale a investitori o soci terzi, in quanto le persone e società che versano del capitale in una Startup Innovativa possono avere il diritto ad una detrazione fiscale del 30% sull’investimento.

    Un’altra opzione particolarmente interessante ed emergente è la costituzione di una società sotto forma di Società Benefit[1]. Questo tipo di società double purpose consente di affiancare all’oggetto sociale “commerciale” che si andrà a svolgere per generare profitto, anche l’impegno a perseguire un impatto positivo su persone, comunità, e ambiente.

    Costituire una Società Benefit può essere una scelta strategica per le imprese che desiderano distinguersi nel mercato, attrarre investitori orientati all’impatto sociale-ambientale e creare valore per i propri stakeholder.

     

    In sintesi, queste sono solo alcune delle possibilità che dimostrano quanto sia sbagliato adottare soluzioni preconfezionate: la scelta della forma giuridica è uno dei passaggi più delicati e cruciali nella fase di avvio di un’impresa, poiché può influenzarne in modo decisivo lo sviluppo e ha un impatto significativo sugli obblighi fiscali e previdenziali, sia per la società stessa che per i singoli soci.

    Quando si vuole sviluppare un progetto imprenditoriale è fondamentale consultare tempestivamente un Commercialista per individuare la forma giuridica più adatta e pianificare l’ottimale struttura giuridico fiscale dell’azienda.

    Questa scelta rappresenta uno dei fattori critici di successo dell’impresa, poiché una corretta impostazione giuridica, legale e fiscale incide sulla competitività, sulla sostenibilità economica e sulla capacità di crescere nel lungo periodo.

     

    1. QUANTIFICA (€) IL CAPITALE SOCIALE DA VERSARE ALL’INIZIO

    Il capitale sociale rappresenta la base economica di partenza.

    Nonostante alcuni modelli societari consentano di iniziare con un capitale minimo di 1€, è fondamentale quantificare adeguatamente la somma da versare per coprire le spese iniziali e di start-up e garantire la stabilità dell’impresa (almeno per i successivi 12 mesi).

    Bisogna stimare il fabbisogno di liquidità per la sopravvivenza dell’impresa e i piani di crescita: una struttura patrimoniale solida è cruciale per sostenere la crescita e l’espansione futura dell’azienda.

    Un falso mito da sfatare:

    “costituisco la società con 1 euro e avvio l’impresa, poi troverò un investitore o una banca che mi finanzi”!

    • La società deve sopravvivere (e validare il business model) nel periodo di tempo che intercorre tra il giorno che la costituisco e il giorno futuro in cui avrò trovato il finanziatore-investitore che versa (€) denaro sul conto corrente della società

     

    • Un capitale troppo basso, e quindi una struttura patrimoniale sottodimensionata, potrebbe ridurre la bancabilità dell’azienda e rendere difficile l’accesso al credito

     

    • Le banche, di fronte a modelli societari che non offrono sufficienti garanzie o a un capitale sociale inadeguato rispetto al fabbisogno, spesso richiedono ai soci di fornire fideiussioni personali

     

    • Per quale motivo un investitore terzo dovrebbe investire in un’idea di impresa se i Founder non investono almeno qualche migliaia di euro nella loro idea? D’altronde sono i Founder che poi né trarranno più profitto se l’azienda andrà bene e crescerà!

     

    I bandi pubblici che offrono contributi a fondo perduto per specifici investimenti e per l’avvio dell’impresa sono accessibili tramite un processo a sportello, previa presentazione di una domanda ammissibile.

    Le tempistiche per l’istruttoria e la liquidazione dei contributi possono variare, andando da pochi mesi a diversi anni. Spesso, il contributo viene erogato solo dopo che l’azienda ha sostenuto e rendicontato la spesa.

    Inoltre, il contributo a fondo perduto copre generalmente solo una percentuale del costo ammissibile (solitamente tra il 40% e il 50%), mentre la parte restante deve essere finanziata attraverso altre fonti.

    Ecco che è fondamentale che il capitale sociale sia adeguato anche in considerazione degli investimenti pianificati.

    Non dimentichiamo che, indipendentemente dal modello societario scelto, chiunque può verificare online l’ammontare dei conferimenti (€) dei soci.

    Inoltre, sebbene in alcune forme societarie sia possibile non versare integralmente il capitale sociale al momento della costituzione, posticipare il versamento comporta costi aggiuntivi per la comunicazione di variazione obbligatoria al Registro delle Imprese e per l’aggiornamento della visura camerale.

    Ecco, quindi, che quantificare (€) adeguatamente il capitale sociale da versare all’inizio è fondamentale per garantire non solo la sopravvivenza della società, ma anche lo sviluppo e la crescita del business nel tempo.

     

    1. Definisci l’Organo Amministrativo, valuta le responsabilità e i Riflessi Previdenziali

    I soci di una S.n.c. e i soci accomandatari di una S.a.s. sono sempre considerati operativi e equiparabili ad amministratori. Questo non è necessariamente valido per le società di capitali, in cui non tutti i soci partecipano necessariamente all’amministrazione.

    Individuare chi assumerà il ruolo di amministratore è un aspetto fondamentale, e occorre considerare:

    1. I rischi e le responsabilità che possono compromettere il patrimonio personale.
    2. Il potere decisionale, compresa la firma di contratti e l’accesso ai conti correnti.
    3. La rappresentanza legale della società in qualsiasi contesto, anche in caso di verifiche fiscali, sanitarie o sulla sicurezza sul lavoro.
    4. Le conseguenze previdenziali, poiché l’amministratore potrebbe essere chiamato a versare contributi previdenziali.

    È quindi evidente che, in presenza di più soci, la scelta di chi ricoprirà il ruolo di amministratore richiede particolare attenzione.

     

    1. Scegliere il Commercialista adeguato per affiancare la tua azienda

    Per ogni progetto imprenditoriale e azienda esistente il Commercialista è il partner più importante. Il Commercialista è una figura a cui rivolgersi ogni giorno per valutare le opportunità di mercato, ed è la persona che ti affiancherà per gestire ogni difficoltà che la tua azienda incontra sin da quando viene concepita come business idea che poi nel corso della sua vita. Quindi la scelta del Commercialista giusto è fondamentale!

    Come trovare il Commercialista giusto?

    1. Verificate di avere di fronte un vero Commercialista: l’iscrizione all’Albo dei Commercialisti è verificabile qui Ricerca Iscritti | Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. L’iscrizione all’Albo è sinonimo di qualità oltre che di copertura assicurativa per eventuali danni al cliente.
    1. Valutate le competenzee la struttura dello Studio professionale a cui il Commercialista appartiene e/o la sua partecipazione a reti/network di professionisti: è importante comprendere se il professionista possiede le competenze aziendali, fiscali e societarie adeguate per affiancare la tua azienda (se conosce il settore, se sa sviluppare un business plan, se è in grado di fornire periodicamente un quadro aggiornato della situazione contabile dell’azienda, etc.). Il Commercialista svilupperà insieme a te e al tuo team il progetto imprenditoriale, dandogli la migliore veste giuridico-fiscale.
    1. Diffidate da chi online vende soluzioni miracolose di risparmio fiscale: bisogna diffidare da coloro che promettono soluzioni magiche di risparmio fiscale, poiché spesso non esistono e possono compromettere la vita stessa della tua azienda e comportare delle tue responsabilità nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

    1. Redigere uno Statuto Sociale fatto “su misura”

    Lo statuto è il documento che definisce le regole di funzionamento della società ed il rapporto tra i soci.

    E’ importante definire subito, in fase di costituzione e in modo dettagliato, le modalità di governance, le previsioni per la distribuzione degli utili, le modalità di ingresso e uscita dei soci, nonché le modalità per la gestione delle controversie.

    Questi sono elementi essenziali per prevenire conflitti futuri che potrebbero compromettere la gestione aziendale. Una completa regolamentazione di questi aspetti facilita anche le operazioni straordinarie, come l’ingresso di nuovi soci e l’apporto di capitali, che sono funzionali allo sviluppo e alla crescita dell’impresa nel lungo termine, consentendo così di affrontare con maggiore sicurezza le sfide del mercato.

    Un errore comune è redigere uno statuto generico spesso utilizzando un modello standard o “quello di qualcun altro”

    Uno Statuto ben fatto non può che essere fatto “su misura” per quella specifica azienda, redatto da un Commercialista competente che collabora proattivamente con il Notaio. Va certamente inclusa una chiara definizione dell’oggetto sociale, per delimitare le attività della società e permettere flessibilità nel futuro.

    È bene ricordare che lo Statuto diviene un documento pubblico, che chiunque può “scaricare” dal Registro Imprese e consultare.

    Accanto allo Statuto è consigliabile redigere dei “Patti Parasociali”, cioè un documento ulteriore, in genere riservato e non accessibile a terzi, nel quale, in modo anche più dettagliato e senza vincoli di uno specifico argomento, i soci possono accuratamente disciplinare obblighi, diritti e doveri di ognuno nell’esercizio dell’attività.

     

    1. Effettuare una Verifica di Anteriorità per il Marchio o il Brand

    Proteggere il proprio marchio o brand è fondamentale per evitare rischi di violazione di diritti altrui e contenziosi legali. Una verifica di anteriorità permette di accertarsi che il marchio non sia già registrato da altre imprese. La registrazione del marchio, anche a livello italiano o europeo, offre un vantaggio competitivo e tutela l’immagine aziendale. Oltre al marchio, è utile valutare la protezione IP di brevetti o design industriale se l’impresa sviluppa prodotti innovativi.

    Scoprire dopo mesi di lavoro e di investimenti fatti per costruire una brand identity che il marchio scelto è simile a quello di una azienda già esistente nel medesimo settore può poi annullare tutte le energie spese e mettere in grande difficoltà l’iniziativa imprenditoriale!

     

    1. Assicurarsi DI AVERE delle LICENZE E AUTORIZZAZIONI Necessarie

    Molti settori richiedono licenze o autorizzazioni specifiche per poter operare, ed è importante assicurarsi di ottenerle prima di avviare l’attività.

    Ad esempio, il settore della ristorazione necessita di licenze sanitarie, mentre le attività commerciali online possono richiedere iscrizioni o comunicazioni particolari. È altrettanto importante rispettare le normative sul lavoro, inclusi gli obblighi previdenziali e assicurativi verso i dipendenti, per evitare sanzioni e garantire una gestione responsabile dell’impresa.

     

    1. Definire un Business Plan Solido

     “Comincia pensando alla fine” significa capire dove si vuole arrivare, capire qual è l’obiettivo finale, e costruire il percorso da seguire giorno dopo giorno, passo dopo passo, azione dopo azione… per arrivarci!

    Un business plan ben fatto non è solo uno strumento per convincere investitori o banche a finanziare il progetto imprenditoriale, ma è una guida strategica per la gestione dell’azienda.

    Il business plan deve sempre:

    1. Includere previsioni dettagliate su costi, ricavi e margini di profitto, fatte sulla base di dati e di analisi coerenti e verificabili.
    2. Prevedere le liquidazioni IVA, i costi lordi del personale, gli investimenti e relativo costo ammortamento, e tutte le imposte fisse.
    • Comprendere la previsione dei flussi di cassa, coerente con le previsioni economiche e gli investimenti necessari, per quantificare il fabbisogno finanziario (€ sul conto corrente!) dell’azienda.

    È importante essere realistici nelle previsioni e includere piani di emergenza per affrontare potenziali crisi. Analizzare il mercato e la concorrenza con dati concreti aiuta a identificare opportunità di crescita e rischi potenziali.

    Le Risorse non sono mai illimitate: vanno gestite in modo efficiente!

    Tempo, denaro, e personale non sono illimitati. Gestirli in modo efficiente è un fondamentale per il successo imprenditoriale. La capacità di allocare in modo intelligente le risorse disponibili è basilare per mantenere la sostenibilità e promuovere la crescita dell’azienda nel tempo.

    È fondamentale, e consigliato con l’ausilio di un Commercialista, sviluppare un business plan accurato e dettagliato che comprenda la previsione dei flussi di cassa prospettici dell’azienda (il tradizionalmente detto budget di tesoreria!), senza trascurare la parte fiscale e previdenziale: ogni struttura societaria scelta comporta flussi finanziari diversi sia in capo alla società che in capo al socio, è bene quindi analizzare il tutto prima di costituire la società!

     

    1. Scegli dove aprire il conto corrente AZIENDALE

    L’apertura del conto corrente è spesso un’attività sottovalutata. Al contrario può essere un passo importante per l’organizzazione amministrativa, gestionale e documentale della società.

    Studia la funzionalità degli home banking ed i suoi limiti, informati sui costi dei bonifici da e verso l’estero, chiedi le modalità di assistenza da remoto, cerca di capire quanto l’istituto a cui ti stai rivolgendo sta investendo nella digitalizzazione dei processi, e valuta, infine, la possibilità di aprire un conto presso un istituto che integri anche il sistema di fatturazione elettronica così da essere agevolato nella quotidiana gestione delle registrazioni.

    Avere su di un’unica piattaforma l’amministrazione del conto corrente, la fatturazione elettronica attiva e passiva ed il monitoraggio dei flussi di cassa sta diventando sempre di più una step obbligato per aver avere un cruscotto di controllo aziendale sempre aggiornato in tempo reale ed in grado di fornire informazioni utili sui risultati finanziari.

     

    1. Scegli BENE i professionisti di cui circondarti

    Abbiamo già parlato sopra, nel punto 4, dell’importanza di un Commercialista e di come scegliere quello giusto.

    Valuta l’opportunità di coinvolgere un Avvocato per questioni legali, un esperto in sicurezza sul lavoro per garantire la conformità alle normative, un Ingegnere o un Geometra per progetti strutturali, e un consulente specializzato in Privacy per tutelare i dati della tua azienda.

    Ricorda: puoi stimare il costo di un professionista competente con un preventivo dettagliato, ma il prezzo di un professionista incompetente può rivelarsi ben più elevato in termini di rischi e problemi futuri!

     

    Hai bisogno di assistenza per costituire la tua società?

    Scrivici a info@itadvisors.it

     

     

    [1] Le Società Benefit dalla loro introduzione nel 2016 sono arrivate ad essere circa 400 a fine 2019 e sono aumentate di 9 volte nei 4 anni successivi, raggiungendo il numero di oltre 3600 a fine 2023.

  • 🚀 Guida alle Start-up Innovative in Italia – Aggiornata al 2025 – Simone Giannecchini

    Guida alle Start-up Innovative in Italia

    Definizione Legale di Start-up Innovativa

    In Italia, una start-up innovativa è una società di capitali che soddisfa una serie di requisiti introdotti dal Decreto-Legge 179/2012 (convertito con L. 221/2012) e successive modifiche normative. In base alla definizione vigente, una start-up innovativa deve:

    • Essere nuova o recente: costituita e operativa da non più di 60 mesi (5 anni)

    • Avere sede in Italia: la sede principale dei suoi affari e interessi deve trovarsi in Italia (o in altro Paese UE/SEE, ma con una filiale stabile in Italia)

    • Avere un fatturato limitato: il fatturato annuo non deve superare 5 milioni di euro a partire dal secondo anno di attività

    • Non distribuire utili: la società non deve aver distribuito utili dall’anno di costituzione e non può distribuirne finché mantiene lo status di start-up innovativa

    • Avere come oggetto sociale lo sviluppo innovativo: deve avere come scopo sociale lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico

    • Non essere frutto di mera riorganizzazione aziendale: non deve essere stata costituita da una fusione, scissione societaria o cessione di azienda o di ramo d’azienda preesistenti​

    In aggiunta a queste condizioni, la start-up deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti di innovatività tecnologica​

    • Investimenti in ricerca e sviluppo (R&S): sostiene spese in R&S pari ad almeno il 15% del maggiore tra costo e valore totale della produzione annua. Tale dato può risultare dall’ultimo bilancio approvato o, per le neo-costituite, da una dichiarazione del legale rappresentante

    • Team altamente qualificato: impiega personale altamente qualificato, ossia almeno ⅓ dei soci o collaboratori ha conseguito il dottorato di ricerca (o è dottorando presso un’università italiana o estera) oppure ha svolto da almeno 3 anni attività di ricerca certificata; in alternativa, ⅔ del team (soci o dipendenti) deve essere in possesso di laurea magistrale

    • Tutela della proprietà intellettuale: è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto (industrialmente significativo) oppure detiene i diritti su un programma software registrato. Questo patrimonio intellettuale deve essere direttamente correlato all’oggetto sociale e all’attività innovativa dell’impresa

    Questa definizione – nota anche come Startup Act italiano – delinea il profilo di impresa giovane, a elevato contenuto tecnologico, che il legislatore intende sostenere con misure dedicate. I riferimenti normativi sono l’art. 25 del D.L. 179/2012 e successive modifiche introdotte da vari interventi legislativi (ad es. L. 221/2012, L. 145/2018, L. 160/2019, L. 162/2024, L. 193/2024), che hanno aggiornato requisiti e agevolazioni nel tempo.

    Principali Agevolazioni e Semplificazioni per Start-up Innovative

    Le start-up innovative godono di un ecosistema normativo favorevole, con deroghe e incentivi volti a facilitarne la costituzione, la crescita e la gestione operativa. Di seguito le principali agevolazioni e semplificazioni previste dalla normativa:

    1. Sgravi amministrativi: esonero dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria per gli atti di iscrizione al Registro delle Imprese (e successive modifiche) e esonero dal pagamento del diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio.. Ciò riduce i costi burocratici di avvio e mantenimento della società.
    2. Facilitazioni di finanziamento: possibilità di raccogliere capitali tramite portali di equity crowdfunding autorizzati (anche le S.r.l. innovative possono offrire quote al pubblico). Inoltre, accesso prioritario e semplificato al Fondo di Garanzia per le PMI, con copertura fino all’80% dei finanziamenti bancari ottenuti dalla start-up​.
    3. Sostegno all’internazionalizzazione: servizi dedicati da parte dell’ICE (Agenzia per la promozione all’estero) per espandere i mercati esteri. Sono previste iniziative e assistenza ad hoc per favorire la proiezione internazionale delle start-up innovative​.
    4. Deroghe al diritto societario: le start-up innovative costituite in forma di S.r.l. possono emettere categorie di quote con diritti differenti (come particolari diritti di voto o privilegi patrimoniali) e strumenti finanziari partecipativi, in deroga alle rigidità ordinarie del codice civile. È consentita l’offerta al pubblico di quote di S.r.l. innovative, normalmente non permessa alle S.r.l. non innovative.
    5. Flessibilità nel lavoro: possono assumere personale con contratti a tempo determinato più flessibili, derogando ad alcuni vincoli previsti dal diritto del lavoro (ad esempio sul numero di rinnovi e durata massima dei contratti a termine)​. Questo consente di adattare il team alle esigenze variabili di un progetto innovativo.
    6. Incentivi per il personale (work for equity): possibilità di remunerare dipendenti, collaboratori e consulenti con strumenti di partecipazione al capitale (azioni, quote, stock option o work-for-equity). Tali forme di remunerazione godono di un regime fiscale e contributivo di favore: il valore delle quote/azioni assegnate non concorre a formare reddito imponibile da lavoro, a patto che si tratti di strumenti partecipativi emessi dalla start-up innovativa. Ciò aiuta l’impresa ad attrarre talenti offrendo partecipazioni societarie in esenzione d’imposta.
    7. Gestione delle perdite e crisi d’impresa: è prevista una proroga dei termini per il ripianamento delle perdite oltre il terzo del capitale sociale, ai sensi degli artt. 2446 e 2482-bis c.c.​ In pratica, la start-up ha più tempo (fino ai due esercizi successivi) per coprire eventuali perdite senza dover immediatamente ridurre il capitale o sciogliere la società, come invece richiesto alle altre imprese. Inoltre, sono applicate procedure semplificate e rapide in caso di insuccesso dell’iniziativa (“fail-fast”), per facilitare la chiusura o il restart dell’attività
    8. Deroghe fiscali: le start-up innovative non sono assoggettate alla disciplina penalizzante delle società di comodo o in perdita sistematica, anche qualora registrino per alcuni anni perdite o bassi ricavi​. Inoltre, beneficiano di agevolazioni come l’esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti IVA annuali fino a 50.000 € alleggerendo gli oneri in materia fiscale.

    Oltre a queste misure orizzontali, le start-up innovative possono accedere a finanziamenti agevolati e bandi pubblici dedicati a livello nazionale e regionale. Un esempio a livello nazionale è Smart&Start Italia, il programma gestito da Invitalia che offre finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto per sostenere la nascita e la crescita di start-up innovative ad alto contenuto tecnologico.

    Molte Regioni, inoltre, pubblicano bandi e voucher per l’innovazione riservati a nuove imprese innovative, facilitando l’accesso a risorse finanziarie aggiuntive. Queste opportunità sono spesso accessibili solo alle aziende iscritte come start-up innovative nella sezione speciale del Registro delle Imprese.

    Requisiti per la Registrazione come Start-up Innovativa

    Per ottenere lo status di “start-up innovativa” e iscriversi nella sezione speciale del Registro delle Imprese, una società deve presentare una domanda attestando il possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge (elencati nella sezione definitoria sopra). In sintesi, i requisiti richiesti per la registrazione sono:

    1. Forma giuridica e anzianità: essere una società di capitali (anche in forma cooperativa) costituita da non oltre 60 mesi

    2. Sede e attività in Italia: avere sede legale o almeno una sede operativa sul territorio italiano​

    3. Limite di fatturato: il fatturato annuo lordo non deve superare €5 milioni a partire dal secondo anno di attività

    4. Divieto di distribuzione utili: non aver mai distribuito utili e impegnarsi a non distribuirne per tutto il periodo in cui si è start-up innovativa

    5. Oggetto sociale innovativo: avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente l’offerta di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico

    6. Origine dell’attività: non essere stata costituita da fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda di imprese preesistenti (deve trattarsi di un’iniziativa nuova, non mera prosecuzione di attività esistenti)

    7. Innovatività tecnologica: soddisfare almeno una delle tre condizioni di innovatività (investimenti consistenti in R&S, team con alta qualificazione accademica/ricerca, oppure titolarità di brevetti o software innovativi) dettagliate nella sezione precedente

    Al momento della costituzione o in fase di richiesta di iscrizione nella sezione speciale, l’impresa deve compilare un’apposita autocertificazione attestando il possesso di tutti questi requisiti, secondo il modello previsto dal Ministero. L’iscrizione avviene telematicamente tramite la Comunicazione Unica al Registro delle Imprese, senza oneri di bollo e diritti (grazie alle esenzioni già citate). L’ente camerale verifica la completezza formale della dichiarazione e iscrive la società nell’elenco speciale delle start-up innovative.

    Mantenimento dei requisiti: Lo status di start-up innovativa può essere mantenuto al massimo per 5 anni dalla costituzione (salvo alcune estensioni particolari previste per aziende in fase di scale-up). Durante questo periodo, l’impresa è tenuta a confermare annualmente il possesso dei requisiti. In particolare, almeno una volta l’anno il rappresentante legale deve comunicare al Registro delle Imprese il mantenimento dei requisiti, entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro 6 mesi dalla chiusura di ogni esercizio (di norma entro il 30 giugno)​.

    Se la società perde anche uno solo dei requisiti previsti (ad esempio supera il limite di fatturato o cessa di essere innovativa) o omette di confermare l’autodichiarazione annuale, viene cancellata d’ufficio dalla sezione speciale, perdendo così le agevolazioni connesse. In caso di perdita dei requisiti prima dei 5 anni, l’azienda decade dallo status speciale; in caso contrario, alla scadenza dei 5 anni è automaticamente “graduata” fuori dallo status di start-up innovativa. È possibile però proseguire il percorso come PMI innovativa (Piccola-Media Impresa innovativa) qualora ne ricorrano i requisiti, categoria che estende parzialmente alcuni benefici oltre il quinto anno.

    Vantaggi Fiscali e Patrimoniali per gli Investitori

    Il legislatore ha introdotto importanti incentivi fiscali per incoraggiare gli investimenti nel capitale delle start-up innovative. Queste agevolazioni riguardano sia investitori privati (persone fisiche), sia investitori societari (persone giuridiche), con benefici sotto forma di detrazioni d’imposta o deduzioni dal reddito imponibile. Di seguito i principali vantaggi per chi investe in start-up innovative riconosciuti dalla normativa (art. 29 D.L. 179/2012 e successive modifiche):

    • Detrazione IRPEF per persone fisiche: un investitore persona fisica che effettua un conferimento in una start-up innovativa non quotata può beneficiare di una detrazione dall’IRPEF pari al 30% della somma investita, fino a un investimento massimo di €1.000.000 per periodo d’imposta​. In termini pratici, fino a €300.000 di IRPEF lorda possono essere risparmiati su un investimento di un milione. L’investimento agevolato può essere effettuato sia direttamente nella start-up sia indirettamente, ad esempio attraverso organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) o altre società che investono prevalentemente in start-up innovative, secondo i limiti previsti dalla legge.

    • Deduzione IRES per società investitrici: un soggetto investitore persona giuridica (es. società di capitali) ha diritto a una deduzione dal proprio reddito imponibile IRES pari al 30% dell’importo investito nel capitale di una start-up innovativa, fino a un investimento massimo di €1.800.000 per ciascun periodo d’imposta. In pratica, la società investitrice può sottrarre dal suo imponibile una quota significativa dell’investimento (fino a €540.000), ottenendo un risparmio d’imposta proporzionale.

    • Durata minima dell’investimento: per entrambe le tipologie di investitori (persone fisiche e giuridiche) l’agevolazione è subordinata al mantenimento della partecipazione nella start-up innovativa per almeno 3 anni (36 mesi)​. Se le quote o azioni agevolate vengono cedute a titolo oneroso, ridotte o perdute per qualsiasi motivo prima del termine dei 3 anni, la detrazione/deduzione fiscale viene revocata e l’investitore deve restituire il beneficio (versando l’importo detratto, maggiorato di interessi e sanzioni)​.

    • Importo investibile e altre condizioni: l’incentivo si applica su investimenti in denaro effettuati nel capitale sociale di start-up innovative. Sono agevolabili sia i conferimenti in sede di costituzione sia gli aumenti di capitale sociale successivi, purché la start-up sia iscritta nella sezione speciale al momento dell’operazione. L’investitore non può cumulare l’agevolazione su partecipazioni già possedute precedentemente (vale solo per nuove sottoscrizioni di capitale).

    • Incentivi “rafforzati” per persone fisiche (regime de minimis): la normativa recente ha previsto, in via alternativa alla detrazione standard del 30%, una detrazione potenziata per investitori persone fisiche, elevando l’aliquota di beneficio fino al 50% (e, da ultimo, al 65%) dell’investimento effettuato. Questa misura, inizialmente introdotta a carattere temporaneo dal 2020 (art. 38, D.L. 34/2020) e prorogata con modifiche, opera nel rispetto della disciplina “de minimis” sugli aiuti di Stato​.

    In concreto, fino al 2024 era possibile per una persona fisica detrarre il 50% della somma investita (entro un importo massimo investito di circa €300.000 nell’arco di tre esercizi) in una start-up innovativa, a condizione di mantenere la partecipazione per almeno 3 anni e che la start-up certificasse di non aver superato i massimali de minimis.. A partire dal 2025, tale incentivo rafforzato è stato ulteriormente elevato al 65% per gli investimenti in start-up innovative​, rendendolo uno degli strumenti fiscali più vantaggiosi per i business angel e piccoli investitori. È importante notare che questo beneficio rafforzato è alternativo (non cumulabile) rispetto alla detrazione standard del 30%: l’investitore può optare per l’uno o per l’altro nei limiti consentiti. Inoltre, l’azienda beneficiaria dell’investimento deve rispettare i vincoli degli aiuti de minimis (importo massimo di aiuti pubblici ricevibili in un triennio, attualmente €200.000, includendo il “valore” fiscale dell’incentivo ottenuto tramite l’investimento)​.

    • Esenzione fiscale sulle plusvalenze (exit): oltre agli incentivi all’entrata (detrazioni/deduzioni sull’investimento iniziale), il legislatore ha previsto un vantaggio “patrimoniale” per chi investe in start-up innovative, sotto forma di esonero dalla tassazione sulle plusvalenze. In base all’art. 14, c. 1 del D.L. 73/2021 (Decreto Sostegni-bis), le plusvalenze realizzate da persone fisiche dalla vendita di partecipazioni in start-up o PMI innovative sono esentate da imposte (esenzione totale dalle imposte sui redditi) a condizione che: (a) la partecipazione ceduta sia stata acquisita tra il 1° giugno 2021 e il 31 dicembre 2025, (b) sia detenuta per almeno 3 anni, e (c) l’investitore non abbia fruito di altre agevolazioni fiscali al momento dell’acquisto. Tale regime è alternativo rispetto alla detrazione iniziale: infatti, chi usufruisce della detrazione IRPEF al 30% (o quella rafforzata al 50-65%) non può cumulare anche l’esenzione sulle eventuali plusvalenze future relative a quello stesso investimento.

    In sintesi, gli investitori in start-up innovative dispongono di un quadro di incentivi molto favorevole: possono ridurre immediatamente il proprio carico fiscale tramite detrazioni o deduzioni sul capitale investito e, in alternativa, godere di una totale esenzione fiscale sui rendimenti futuri dell’investimento, a patto di rispettare condizioni di permanenza nel capitale. Queste misure, unite ai vantaggi operativi riconosciuti alle start-up, hanno l’obiettivo di attrarre capitali verso l’ecosistema dell’innovazione e di condividere il rischio dell’investimento innovativo con lo Stato.

    Ultime Novità: Credito d’Imposta per Investimenti in Start-up Innovative

    Tra le agevolazioni più recenti e di particolare rilievo vi è il credito d’imposta riconosciuto agli investitori che apportano capitale nelle start-up innovative, introdotto come evoluzione dell’incentivo “rafforzato” descritto sopra. In pratica, dal 2024 la normativa consente di trasformare la quota di detrazione non utilizzata in un credito d’imposta da utilizzare in compensazione, offrendo così un beneficio anche a chi, avendo un’imposta lorda insufficiente, non riuscirebbe altrimenti a sfruttare appieno la detrazione spettante. Di seguito i dettagli su questa opportunità, la cui finestra di utilizzo è attualmente limitata nel tempo:

    • Beneficiari (chi può accedervi): il meccanismo del credito d’imposta per investimenti in start-up innovative si rivolge principalmente agli investitori persone fisiche che usufruiscono della detrazione IRPEF del 50%/65% (regime de minimis).

    • Misura del beneficio (percentuale e limiti): la quota di investimento trasformabile in credito corrisponde esattamente alla detrazione non fruita. La percentuale di base è quella dell’incentivo spettante: quindi il 50% (per investimenti effettuati fino al 2024) o il 65% (per investimenti effettuati dal 2025 in poi, secondo la legge di concorrenza 2024) dell’importo investito​. Il credito d’imposta risultante è pari all’ammontare della detrazione maturata ma non utilizzata per incapienza. Non sono previsti tetti aggiuntivi oltre a quelli già propri della detrazione (ad esempio il massimale de minimis di €200.000 di aiuti in 3 anni per la start-up destinataria). Resta ferma la necessità di rispettare il vincolo di detenzione delle partecipazioni per almeno 3 anni anche per poter convalidare il credito d’imposta: in caso di decadenza dell’agevolazione per cessione anticipata, infatti, verrebbe meno sia la detrazione sia il credito eventuale.

    • Modalità operative (come ottenerlo e utilizzarlo): il riconoscimento della quota detraibile non utilizzata come credito d’imposta avviene in sede di dichiarazione dei redditi. Nel modello Redditi PF, l’investitore indicherà l’ammontare di detrazione spettante e la parte di essa non utilizzata per incapienza: tale importo, in base alla normativa (art. 2 L. 162/2024), si trasforma in credito d’imposta riportabile. L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 30/E del 28 aprile 2025, ha istituito uno specifico codice tributo (“7076”) per consentire l’utilizzo in compensazione di questo credito tramite modello F24. Ciò significa che l’investitore, dall’anno d’imposta successivo a quello in cui ha effettuato l’investimento (e verificato il mantenimento per il periodo minimo ove richiesto), potrà utilizzare il credito maturato per pagare altre imposte o contributi tramite il modello F24.

    • Cumulabilità e incompatibilità: il credito d’imposta in questione non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali riferite al medesimo investimento. In particolare, come già accennato, non si può ottenere sia la detrazione iniziale sia l’esenzione sulle plusvalenze finali: occorre scegliere quale beneficio perseguire. Una volta optato per la detrazione (e l’eventuale credito d’imposta in caso di incapienza), l’investitore rinuncia all’esenzione sulle plusvalenze future relative a quelle quote. Analogamente, non è possibile cumulare la detrazione rafforzata de minimis con la detrazione ordinaria: l’investimento può godere di un solo regime di vantaggio alla volta. Dal lato della start-up beneficiaria, il ricevimento di un investimento agevolato con credito d’imposta si inquadra negli aiuti de minimis, pertanto la società deve tener conto di tale apporto nel computo del plafond triennale di aiuti pubblici ricevuti. È invece compatibile (cumulabile) il credito d’imposta investimenti in start-up con altre misure generali non riferite allo stesso investimento: ad esempio, l’investitore persona fisica potrebbe cumulare la detrazione per start-up con altre detrazioni IRPEF previste per altre finalità nel limite della propria capienza fiscale, oppure una società investitrice può cumulare la deduzione start-up con il regime di patent box o con il credito R&S, purché su basi di calcolo differenti. In ogni caso, è sempre consigliabile verificare caso per caso eventuali sovrapposizioni di incentivi con un professionista o con le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

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