Autore: simone.giannecchini

  • Contributi fino a 10.000 € per avviare una nuova impresa in Lombardia: guida al bando “Nuova Impresa”

    Regione Lombardia ha pubblicato il bando “Nuova Impresa”, una misura che mira a sostenere la nascita di nuove attività economiche e l’avvio del lavoro autonomo attraverso contributi a fondo perduto destinati a coprire una parte delle spese sostenute nella fase iniziale dell’attività.

    Si tratta di un intervento particolarmente interessante per chi ha appena avviato un’impresa o una partita IVA, poiché consente di recuperare una quota significativa dei costi sostenuti per l’avvio dell’attività.

    In questo articolo analizziamo chi può accedere al bando, quali spese sono finanziabili e come presentare la domanda.

    Finalità del bando

    L’obiettivo del bando è favorire la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali sul territorio lombardo, sostenendo economicamente la fase iniziale dell’attività, che spesso richiede investimenti significativi.

    Il contributo è finalizzato a supportare:

    • la creazione di nuove imprese;
    • l’avvio di attività professionali e di lavoro autonomo;
    • lo sviluppo iniziale di progetti imprenditoriali innovativi o tradizionali.

    L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, entro determinati limiti.

    Importo del contributo

    Il bando prevede:

    • investimento minimo ammissibile: 3.000 euro
    • contributo massimo concedibile: 10.000 euro
    • percentuale di contributo: fino al 50% delle spese sostenute

    Questo significa che, ad esempio, a fronte di un investimento di 20.000 euro per l’avvio dell’attività, è possibile ottenere un contributo fino a 10.000 euro.

    Soggetti beneficiari

    Possono presentare domanda:

    • micro, piccole e medie imprese costituite e attive in Lombardia;
    • lavoratori autonomi con partita IVA individuale;
    • professionisti che hanno avviato una nuova attività.

    Un requisito fondamentale è che l’attività sia stata avviata a partire dal 1° giugno 2025 e che la sede operativa o il domicilio fiscale sia situato in Lombardia.

    Spese ammissibili

    Il bando consente di finanziare numerose spese sostenute nella fase di avvio dell’impresa.

    Tra le principali categorie rientrano:

    • acquisto di macchinari, attrezzature e arredi;
    • strumenti informatici e software gestionali;
    • sviluppo di siti web e attività di marketing e comunicazione;
    • consulenze professionali per l’avvio dell’attività;
    • registrazione di marchi e brevetti;
    • acquisto di beni e strumenti necessari allo svolgimento dell’attività.

    Le spese devono essere strettamente connesse all’attività economica avviata e sostenute nel rispetto delle condizioni previste dal bando.

    Modalità di presentazione della domanda

    Le domande dovranno essere presentate tramite la piattaforma regionale dedicata.

    Il periodo di presentazione è previsto:

    dal 30 aprile 2026 al 29 gennaio 2027.

    È importante sottolineare che il bando opera con procedura a sportello, quindi le domande vengono valutate in ordine cronologico di presentazione fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

    Per questo motivo è consigliabile predisporre la domanda con anticipo, in modo da poter accedere ai fondi prima che vengano esauriti.

    Perché può essere un’opportunità interessante

    Molti imprenditori sottovalutano i costi iniziali legati all’avvio di un’attività: attrezzature, consulenze, software, marketing e infrastrutture possono rappresentare un investimento significativo.

    Il bando “Nuova Impresa” permette di recuperare fino al 50% di queste spese, riducendo il rischio economico legato alla fase di start-up.

    Per chi ha appena avviato un’attività o sta pianificando di farlo, si tratta quindi di uno strumento utile per rafforzare la struttura iniziale dell’impresa.

    Verifica dei requisiti

    Prima di presentare la domanda è opportuno verificare:

    • la data di avvio dell’attività;
    • la tipologia di spese sostenute;
    • la corretta documentazione degli investimenti effettuati;
    • il rispetto dei requisiti previsti dal bando.

    Una corretta pianificazione delle spese e della documentazione può aumentare significativamente le probabilità di accesso al contributo.

    ✅ Se hai avviato una nuova attività in Lombardia o stai pianificando di farlo, potrebbe essere utile verificare se le spese sostenute rientrano tra quelle finanziabili.

    Per maggiori informazioni o per una valutazione preliminare della tua posizione, puoi contattare il nostro studio.

  • Trasferimento delle quote di SRL: cosa devono sapere soci e imprenditori

    Molti imprenditori credono che uscire da una società o far entrare un nuovo socio sia una semplice formalità.
    In realtà il trasferimento delle quote di una SRL è un’operazione giuridicamente rilevante che comporta conseguenze importanti sia per chi vende sia per chi acquista la partecipazione.

    Comprendere bene come funziona il trasferimento delle quote, quali limiti possono esistere e quali responsabilità restano in capo al cedente è fondamentale per evitare errori e contenziosi.

    Il principio generale: le quote di SRL sono liberamente trasferibili

    Nel nostro ordinamento vige il principio secondo cui le quote di SRL sono liberamente trasferibili, sia:

    • tra vivi (vendita o donazione)

    • per successione a causa di morte

    Questo principio è stabilito dall’art. 2469 del codice civile.
    Tuttavia, lo statuto della società può prevedere limitazioni o condizioni alla circolazione delle quote.

    Le più frequenti sono:

    • clausole di prelazione, che danno agli altri soci il diritto di acquistare prima di terzi

    • clausole di gradimento, che subordinano l’ingresso di un nuovo socio all’approvazione degli altri soci o degli amministratori

    • clausole di intrasferibilità, che possono limitare la vendita delle quote per un determinato periodo

    Queste clausole servono a proteggere l’equilibrio della compagine sociale e a evitare l’ingresso di soci non graditi.

    Cosa si trasferisce davvero quando si vende una quota

    Quando viene ceduta una partecipazione societaria non si trasferisce solo una percentuale del capitale.

    Si trasferisce uno status giuridico complesso, che comprende:

    • diritti patrimoniali (dividendi)

    • diritti amministrativi (voto in assemblea)

    • poteri di controllo e partecipazione alla gestione

    Per questo motivo la cessione di quote è spesso accompagnata da clausole di garanzia.

    In particolare si distinguono due tipi di garanzie:

    1. Garanzia sulla titolarità della quota (nomen verum)
    Il venditore garantisce che la quota è realmente di sua proprietà e che non esistono vincoli o diritti di terzi.

    2. Garanzia sulla situazione della società (nomen bonum)
    Il venditore garantisce che la partecipazione rappresenta effettivamente una determinata percentuale del capitale e riflette una certa situazione patrimoniale.

    Queste garanzie servono a proteggere l’acquirente da eventuali passività nascoste o da una rappresentazione non corretta della situazione aziendale.

    Quando il trasferimento diventa efficace

    È importante distinguere tre momenti diversi.

    1. Tra le parti
    La cessione è efficace dal momento dell’accordo tra venditore e acquirente.

    2. Nei confronti della società
    Diventa efficace quando l’atto viene depositato presso il Registro delle Imprese.

    3. Nei confronti dei terzi
    L’efficacia decorre dall’iscrizione dell’atto nel Registro delle Impese.

    Questo significa che prima dell’iscrizione l’acquirente non può esercitare i diritti sociali, anche se l’accordo è già stato firmato.

    La responsabilità del socio che vende

    Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la responsabilità per i conferimenti non versati.

    Il codice civile prevede che il socio cedente resti obbligato in solido con l’acquirente per tre anni dall’iscrizione del trasferimento nel Registro delle Imprese per i versamenti ancora dovuti.

    In pratica:

    • se il nuovo socio non paga i conferimenti residui

    • la società può chiedere il pagamento anche al socio che ha venduto la quota.

    Cosa succede se muore un socio

    In assenza di clausole statutarie diverse, la quota di un socio si trasferisce automaticamente agli eredi.

    Quando gli eredi sono più di uno:

    • la quota entra in comunione ereditaria

    • deve essere nominato un rappresentante comune

    • solo quest’ultimo può esercitare i diritti sociali.

    Il trasferimento deve poi essere formalizzato e depositato presso il Registro delle Imprese affinché produca effetti verso la società e verso i terzi.

    Attenzione: non è solo una formalità

    Nella pratica professionale vediamo spesso operazioni di cessione quote fatte in modo superficiale.

    Gli errori più frequenti sono:

    • statuti che limitano la trasferibilità ma non vengono controllati

    • contratti di cessione senza adeguate garanzie

    • mancata analisi dei debiti della società

    • mancata gestione delle responsabilità del cedente

    Una cessione di quote fatta male può generare responsabilità economiche anche anni dopo l’operazione.

    Stai pensando di vendere o acquistare quote di una società?

    Prima di firmare qualsiasi atto è fondamentale verificare:

    • statuto e clausole di circolazione delle quote

    • situazione patrimoniale della società

    • eventuali responsabilità residue del socio uscente

    Contrattaci analizziamo insieme la situazione per evitare errori che potrebbero costare molto in futuro.

     

  • Costituire una società: la checklist definitiva 2026

     

    Cosa serve per costituire una società in Italia: la checklist definitiva 2026

     

    🧭 Introduzione

    Costituire una società è il primo passo per trasformare un’idea in un’impresa strutturata.
    Ma quali sono davvero i passaggi e i documenti necessari per aprire una società?

    In questa guida, i professionisti di ITAdvisors, specializzati nella costituzione di società in tutta Italia, hanno preparato una checklist completa 2025 per aiutarti a pianificare ogni fase: dalla scelta della forma giuridica fino all’iscrizione al Registro delle Imprese.

    📋 Checklist completa per costituire una società

    Questa è la roadmap ufficiale che ogni imprenditore dovrebbe seguire prima di costituire una S.r.l. o altra forma societaria.

    1️⃣ Definizione dell’oggetto sociale

    • Specifica che tipo di attività svolgerà la società (es. consulenza, commercio, produzione, servizi).

    • Deve essere chiaro, coerente e conforme al codice ATECO.

    • Verrà inserito nell’atto costitutivo e nello statuto.

    👉 Consiglio: formula un oggetto sociale ampio ma non generico, per evitare limitazioni future e costi notarili di modifica.

    2️⃣ Scelta della forma societaria

    Le principali opzioni:

    • S.r.l. ordinaria – la più flessibile e diffusa

    • S.r.l.s. (semplificata) – costi minori, ma statuto standard e poco personalizzabile

    • S.p.A. – adatta a imprese strutturate con capitali elevati

    • Società di persone (S.n.c. o S.a.s.) – per attività familiari o con soci operativi

    👉 Consiglio: la S.r.l. resta la soluzione più equilibrata tra flessibilità, tutela patrimoniale e credibilità bancaria.

    3️⃣ Identificazione dei soci e quote di partecipazione

    • Elenco completo dei soci, con dati anagrafici e quote.

    • È possibile conferire capitale in denaro o in natura (beni, brevetti, crediti).

    • Definisci sin da subito le regole di ingresso/uscita dei soci nello statuto.

    👉 Pro tip: se ci sono più soci, conviene predisporre anche un patti parasociali a tutela degli equilibri futuri. Non è obbligatorio, ma è una buona idea !

    4️⃣ Nomina dell’organo amministrativo

    • Scelta tra amministratore unico, consiglio di amministrazione o amministratori congiunti/disgiunti.

    • Indicare nell’atto costitutivo e non nello statuto (evita costi di modifica notarile futuri).

    • È possibile prevedere compenso, durata e poteri degli amministratori.

    👉 la governance è il cuore della società — va costruita in modo coerente con le responsabilità e la crescita prevista.

    5️⃣ Versamento del capitale sociale

    • Capitale minimo: 1 € (S.r.l.s.) – consigliato almeno 10.000 € per la S.r.l. ordinaria.

    • Deve essere versato su un conto vincolato del Notaio (in caso di costituzione online) o portato al Notaio al momento dell’Atto con assegno. Sono possibili anche conferimenti in natura, previa perizia di stima.

    👉 Nota fiscale: il versamento del capitale non è un costo ma un investimento; incide sul patrimonio netto e sulla solidità percepita. Quei soldi sì li puoi spendere!

    6️⃣ Stesura e firma dell’atto costitutivo e dello statuto

    • L’atto costitutivo formalizza la nascita della società e contiene dati dei soci, capitale, sede, amministratori, oggetto sociale. Lo statuto definisce regole interne su utili, governance, assemblee e scioglimento.

    • Entrambi, preparati con il Commercialista, devono essere firmato davanti al notaio in forma pubblica o digitale.

    👉 Consiglio: personalizza sempre lo statuto — quello “standard” può limitare la libertà gestionale.

    7️⃣ Iscrizione al Registro delle Imprese – Camera di Commercio

    • Avviene a cura del notaio e contestualmente vengono attribuiti:

      • Codice fiscale e Partita IVA (se ne occupa il Commercialista)

      • Posizione INPS e INAIL se richieste dall’attività

      • PEC (devi chiederla tu non appena il Commercialista ti fornisce la partita IVA)

    👉 Timing medio: 3-5 giorni lavorativi dalla firma dell’atto e vedra la tua società comparire sul sito del Registro delle Imprese 

    8️⃣ Adempimenti post-costituzione

    • Apertura del conto corrente aziendale

    • Tenuta contabilità e libri sociali
    • Deposito bilancio e adempimenti fiscali periodici

    • Comunicazioni in caso di variazioni (sede, amministratori, oggetto sociale, ecc.)

    👉 la costituzione è solo l’inizio. La vera differenza la fa la gestione continuativa con un consulente che anticipa i problemi.

    Costituire una società non è un semplice adempimento burocratico: è la base su cui si costruisce la credibilità, la fiscalità e la governance della tua impresa.

    👉 Con ITAdvisors puoi costituire la tua società in modo rapido, sicuro e personalizzato.
    Ti seguiamo in ogni fase: dalla scelta della forma giuridica fino alla prima gestione operativa.

     

    Domande frequenti sulla costituzione di una società

    Risposte sintetiche alle domande che emergono più spesso prima di avviare l’iter con il notaio.

  • Accounting Tech e Fisco: deducibilità software, crediti d’imposta e responsabilità dell’amministratore

    Accounting Tech e Fisco: cosa deve sapere davvero un imprenditore su deducibilità, incentivi e responsabilità

    L’Accounting Tech non è più una scelta futuristica. È già dentro le PMI.

    Software SaaS per la contabilità, dashboard in tempo reale, integrazione bancaria automatica, sistemi di AI che stimano cash flow e marginalità.

    Il punto, però, non è quanto sia evoluto il software.

    Il punto è cosa comporta fiscalmente e giuridicamente adottarlo.

    Quando un imprenditore investe in digitalizzazione contabile dovrebbe porsi tre domande precise:

    • Il costo è interamente deducibile o va capitalizzato
    • Posso accedere a crediti d’imposta 4.0 o R&S?
    • Se il sistema sbaglia, chi risponde?

    La risposta non è mai “dipende dal software”.
    Dipende da come viene inquadrato fiscalmente e governato.

    Deducibilità dei software SaaS e delle licenze pluriennali

    La maggior parte delle piattaforme di accounting tech oggi funziona in modalità SaaS.

    Questo significa che l’impresa paga un canone periodico.

    Dal punto di vista fiscale, il principio è semplice: i canoni SaaS sono costi di esercizio deducibili per competenza ai sensi dell’art. 109 TUIR, se inerenti all’attività d’impresa.

    Diverso è il caso delle licenze pluriennali o dei diritti d’uso con durata significativa. In queste ipotesi il costo può configurarsi come immobilizzazione immateriale, con conseguente ammortamento ai sensi dell’art. 103 TUIR.

    La distinzione non è solo tecnica. Incide su:

    • EBITDA

    • indici bancari

    • posizione finanziaria netta

    • valutazione dell’azienda in caso di cessione

    Capitalizzare un costo che dovrebbe essere spesato (o viceversa) può alterare significativamente i parametri economico-finanziari.

    Sviluppo software interno e sistemi basati su AI

    Molte PMI non si limitano ad acquistare software. Sviluppano:

    • moduli personalizzati

    • integrazioni API

    • sistemi di controllo proprietari

    • algoritmi interni

    Qui entra in gioco l’art. 108 TUIR.

    Le spese per ricerca e sviluppo possono essere dedotte nell’esercizio oppure capitalizzate e ammortizzate in quote costanti. La capitalizzazione è possibile solo se esiste un’utilità futura economicamente misurabile e se i costi sono iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali secondo i principi contabili.

    Non rientrano normalmente tra attività capitalizzabili le semplici personalizzazioni o la manutenzione ordinaria.

    La scelta contabile e fiscale incide direttamente sul risultato d’esercizio e, nei casi di operazioni straordinarie, sul valore attribuito alla società.

    Credito d’imposta software 4.0 e attività di ricerca e sviluppo

    Gli investimenti in beni immateriali 4.0 – inclusi software, piattaforme di analisi dati e sistemi integrati – possono beneficiare del credito d’imposta nei limiti previsti dalla normativa vigente.

    Sono agevolabili anche, per quota di competenza, i servizi cloud connessi all’utilizzo dei beni immateriali 4.0.

    Il credito per attività di ricerca e sviluppo resta operativo, con aliquote e limiti definiti dalla legge. Diverso è il quadro per l’innovazione tecnologica, soggetta a proroghe e rimodulazioni.

    Il rischio più frequente non è perdere l’agevolazione.

    È forzarne l’applicazione.

    In caso di verifica, il recupero del credito, con sanzioni e interessi, grava sull’impresa e sull’organo amministrativo.

    Responsabilità dell’amministratore nella contabilità digitale

    Un equivoco molto diffuso è questo: se sbaglia il software, non è colpa mia.

    Non è così.

    L’amministratore è tenuto, ai sensi dell’art. 2392 c.c., ad agire con diligenza e a vigilare sull’adeguatezza dell’assetto contabile. L’utilizzo di sistemi automatizzati non attenua questa responsabilità.

    Se il sistema non intercetta uno squilibrio finanziario, se la contabilità è tenuta in modo irregolare, se gli adempimenti fiscali vengono omessi o errati, la responsabilità resta in capo all’organo amministrativo.

    La giurisprudenza è costante nel ritenere che l’omessa o irregolare tenuta della contabilità possa generare responsabilità risarcitoria.

    L’intelligenza artificiale è uno strumento. Non è uno scudo.

    Assetti adeguati ex art. 2086 c.c. e sistemi digitali

    Dopo la riforma della crisi d’impresa, l’imprenditore deve dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e dimensione dell’impresa.

    Un sistema di accounting tech può contribuire a soddisfare questo obbligo solo se:

    • garantisce tracciabilità delle operazioni

    • produce report periodici verificabili

    • consente analisi prospettiche dei flussi

    • è inserito in un sistema di controllo effettivo

    Una dashboard non è un assetto adeguato.
    Un processo strutturato sì.

    Conservazione digitale e valore probatorio

    Digitalizzare non significa semplicemente archiviare.

    La conservazione digitale, per avere valore probatorio, deve rispettare il CAD e le Linee Guida AgID, prevedendo immodificabilità, firma digitale e marca temporale.

    La semplice archiviazione su cloud non garantisce opponibilità ai terzi né tenuta nel tempo dei documenti.

    In caso di contenzioso fiscale, la differenza è sostanziale.

    In conclusione l’Accounting Tech può migliorare la gestione dell’impresa, la marginalità e il controllo finanziario.

    Ma non è fiscalmente neutro e non riduce la responsabilità dell’amministratore.

    Prima di investire in sistemi di AI o piattaforme di automazione contabile, è opportuno verificare:

    • corretta qualificazione fiscale dei costi

    • accesso legittimo a crediti d’imposta

    • adeguatezza degli assetti organizzativi

    • conformità della conservazione digitale

    La tecnologia amplifica l’efficienza. La responsabilità resta umana.

  • Chiusura del bilancio: guida completa per imprenditori (gennaio–aprile)

    La chiusura del bilancio non è un adempimento tecnico.
    È il momento in cui si cristallizza la fotografia reale della tua impresa.

    Se gestita male, può significare:

    • utili sovrastimati

    • imposte errate

    • responsabilità per amministratori

    • decisioni strategiche basate su numeri sbagliati

    Se gestita bene, diventa invece uno strumento di governo aziendale.

    Questa guida operativa ti accompagna mese per mese nel processo di chiusura, trasformando una semplice scadenza in un momento di controllo strategico.

    Perché la chiusura del bilancio è un momento strategico

    Molti imprenditori vedono il bilancio come:

    “Una cosa del commercialista.”

    Errore. Il bilancio:

    • determina il carico fiscale

    • incide sulla distribuzione degli utili

    • influenza il rating bancario

    • condiziona operazioni straordinarie

    • tutela (o espone) l’amministratore

    La chiusura corretta richiede collaborazione attiva tra impresa e consulente.

    Gennaio – Mettere ordine nei numeri

    Obiettivo

    Allineare contabilità, banca e realtà operativa.

    In questa fase si costruiscono le fondamenta.

    Cosa deve fare l’imprenditore

    • Raccogliere tutti gli estratti conto bancari

    • Verificare l’inclusione di tutti i conti aziendali

    • Condividere contratti rilevanti

    • Fornire piani di ammortamento aggiornati

    • Segnalare eventi straordinari

    Se questa fase è superficiale, tutto il bilancio sarà distorto.


    Febbraio – Applicare correttamente il principio di competenza

    Qui si gioca la partita vera.

    Il principio di competenza impone di imputare:

    • ricavi maturati ma non fatturati

    • costi sostenuti ma non ancora fatturati

    Errori tipici

    • Dimenticare servizi conclusi a dicembre

    • Non rilevare merci ricevute senza fattura

    • Ignorare spese bancarie non contabilizzate

    Conseguenza?

    👉 Sovrastima dell’utile
    👉 Maggiori imposte
    👉 Decisioni sbagliate sulla distribuzione utili


    Investimenti e ammortamenti: area ad alto rischio

    Un altro punto critico è la distinzione tra:

    • costo d’esercizio

    • investimento pluriennale

    Errore frequente: contabilizzare come costo ciò che andrebbe capitalizzato.

    Gli ammortamenti devono essere:

    • coerenti con le categorie di cespiti

    • fiscalmente corretti

    • economicamente sostenibili

    Una gestione sbagliata altera utile e patrimonio netto.


    Magazzino: la voce che altera tutto

    Se presente, il magazzino è una leva enorme sul risultato.

    Serve:

    • inventario fisico reale

    • valutazione coerente con anni precedenti

    • segnalazione merce obsoleta

    Un magazzino sovrastimato genera utile fittizio.


    Marzo – Fondi rischi, crediti e imposte

    Qui si entra nella parte più tecnica.

    Fondi rischi

    Devono essere accantonati quando:

    • esiste un rischio probabile

    • l’onere è stimabile

    Non farlo significa gonfiare artificialmente l’utile.


    Crediti e fondo svalutazione

    Serve analisi dell’anzianità dei crediti.

    Domanda chiave:

    Quei crediti sono davvero incassabili?

    Se no, vanno svalutati.

    Ignorare il problema espone l’amministratore.


    Imposte correnti e differite

    Il risultato civilistico non coincide quasi mai con quello fiscale.

    Occorre:

    • calcolo IRES e IRAP

    • analisi variazioni fiscali

    • valutazione imposte anticipate/differite

    Qui si determina il vero impatto sul cash flow.


    Aprile – Formalizzazione e approvazione

    Il bilancio non è chiuso finché:

    • non è stato letto e compreso dall’imprenditore

    • non sono state chiarite stime e criteri

    • non è stato approvato nei termini di legge

    • non è stato depositato (se richiesto)


    Le 5 domande che ogni imprenditore dovrebbe fare prima dell’approvazione

    1. L’utile è coerente con l’andamento reale?
    2. Ci sono rischi non contabilizzati?
    3. I crediti sono realmente incassabili?
    4. L’impatto fiscale è sostenibile?
    5. Posso distribuire utili senza tensioni di cassa?

    Se non sai rispondere, il bilancio non è ancora “chiuso”.

    Errori più comuni nella chiusura del bilancio

    • Mancata rilevazione costi di competenza

    • Assenza di fondi rischi

    • Crediti non svalutati

    • Ammortamenti errati

    • Magazzino non inventariato

    • Nessuna analisi fiscale preventiva

    Questi errori emergono spesso anni dopo, durante controlli o operazioni straordinarie.

    La chiusura del bilancio come strumento di governo

    Una chiusura evoluta consente di:

    • pianificare dividendi

    • programmare investimenti

    • migliorare il rating bancario

    • preparare operazioni societarie

    • prevenire crisi di liquidità

    Il bilancio non è un documento.
    È una leva strategica.

    Prima di approvare il bilancio, verifica che i numeri rappresentino davvero la tua azienda.

    Richiedi una revisione strategica con Itadvisors.

    Domande frequenti sulla chiusura del bilancio

     

    Quando si deve chiudere il bilancio?
    Il bilancio d’esercizio va redatto entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, salvo proroghe statutarie.

    Chi è responsabile della correttezza del bilancio?
    L’amministratore è il primo responsabile. Il commercialista assiste, ma la responsabilità resta in capo alla governance.

    Cosa succede se il bilancio contiene errori?
    Possono emergere responsabilità civili, fiscali e, nei casi più gravi, penali.

    Posso distribuire utili subito dopo l’approvazione?
    Solo se l’utile è reale, sostenibile e non compromette l’equilibrio finanziario.

    Il bilancio incide sul rating bancario?
    Sì. Indicatori come patrimonio netto, PFN e marginalità influenzano l’affidabilità creditizia.

  • Liquidazione SRL senza notaio: quando è possibile e come funziona la procedura telematica

    Liquidare una SRL senza notaio è davvero possibile?
    Sì, ma solo in casi specifici e con un iter preciso da rispettare.

    La digitalizzazione del Registro delle Imprese ha introdotto una procedura semplificata che consente, in determinate circostanze, di sciogliere una società a responsabilità limitata senza atto pubblico notarile.

    Attenzione però: non si tratta di una “scorciatoia”.
    È una procedura giuridicamente rigorosa che richiede competenza tecnica, pianificazione e corretta gestione di responsabilità e adempimenti.

    In questa guida analizziamo:

    • Quando è possibile liquidare una SRL senza notaio

    • Quali sono le cause di scioglimento ammesse

    • Come funziona la procedura telematica passo dopo passo

    • Quali rischi e responsabilità devono essere valutati

    • Quando conviene davvero scegliere questa strada

    Cos’è la liquidazione di una SRL e cosa comporta

    La liquidazione rappresenta la fase conclusiva del ciclo di vita della società. Dal momento in cui si verifica una causa di scioglimento, la società:

    • non persegue più finalità lucrative;

    • non può intraprendere nuove operazioni imprenditoriali;

    • deve limitarsi alla conservazione del patrimonio;

    • deve soddisfare i creditori;

    • deve convertire l’attivo in denaro;

    • può distribuire l’eventuale residuo ai soci solo dopo aver estinto i debiti.

    Si tratta di una fase delicata sotto il profilo:

    • civilistico, contabile, fiscale e della responsabilità degli amministratori e del liquidatore

    Una gestione superficiale può generare responsabilità personali anche dopo l’estinzione della società.

    Quando si può liquidare una SRL senza notaio

    La liquidazione senza notaio è possibile solo quando lo scioglimento deriva da cause previste direttamente dalla legge, e non da una deliberazione volontaria dei soci.

    Scioglimento “di diritto”

    Rientrano tra le cause tipiche:

    • decorso del termine di durata previsto nello statuto;

    • conseguimento o impossibilità di conseguire l’oggetto sociale;

    • impossibilità di funzionamento o inattività dell’assemblea;

    • riduzione del capitale sotto il minimo legale non ricostituito;

    • altre ipotesi espressamente previste dalla normativa civilistica.

    In questi casi:

    • l’organo amministrativo accerta la causa;

    • la dichiarazione viene iscritta al Registro delle Imprese;

    • lo scioglimento produce effetti dalla data di iscrizione.

    Non è necessario un atto pubblico notarile.

    Quando invece il notaio è obbligatorio

    È richiesto l’intervento notarile quando:

    • i soci deliberano volontariamente lo scioglimento;

    • occorre modificare lo statuto;

    • si adottano delibere straordinarie non riconducibili a cause tipizzate.

    In questi casi si segue la procedura ordinaria.

    Come funziona la procedura telematica di liquidazione SRL

    La procedura semplificata si articola in tre fasi principali.

    1️⃣ Accertamento della causa di scioglimento

    L’organo amministrativo:

    • redige un verbale di accertamento;

    • dichiara formalmente il verificarsi della causa;

    • deposita telematicamente la pratica al Registro delle Imprese.

    Solo con l’iscrizione la società assume ufficialmente lo status di:

    “SRL in liquidazione”

    Fino a quel momento la causa non produce effetti verso i terzi.


    2️⃣ Nomina del liquidatore

    L’assemblea dei soci:

    • nomina il liquidatore;

    • ne definisce poteri e limiti;

    • determina eventuali compensi.

    Con la nomina:

    • gli amministratori cessano dalla carica;

    • la gestione passa al liquidatore;

    • la denominazione sociale deve riportare la dicitura “in liquidazione”;

    • la nomina deve essere iscritta al Registro delle Imprese entro 30 giorni.

    Il liquidatore assume una posizione di forte responsabilità: risponde personalmente in caso di violazioni nella gestione della fase liquidatoria.


    3️⃣ Bilancio finale di liquidazione e cancellazione

    Il liquidatore:

    • realizza l’attivo;

    • paga i debiti;

    • redige il bilancio finale di liquidazione;

    • determina l’eventuale residuo da distribuire ai soci.

    L’approvazione del bilancio può avvenire:

    • tacitamente (se non vi sono opposizioni entro 90 giorni), oppure

    • con delibera unanime dei soci (procedura più rapida).

    Successivamente:

    • si chiude la partita IVA;

    • si deposita la domanda di cancellazione;

    • l’efficacia dello scioglimento decorre dall’iscrizione nel Registro delle Impese, consultabile tramite il portale ufficiale di Unioncamere.

    Vantaggi della liquidazione SRL senza notaio

    I principali benefici sono:

    • riduzione dei costi notarili;

    • tempi più rapidi;

    • gestione completamente telematica;

    • maggiore efficienza operativa.

    Per micro e piccole società inattive può rappresentare una soluzione efficace.

    I rischi da non sottovalutare

    La procedura è semplificata, ma non è “automatica”.

    Errori frequenti:

    • mancata verifica dei debiti fiscali e contributivi;

    • chiusura affrettata senza corretta gestione dei creditori;

    • distribuzione anticipata dell’attivo;

    • errori nei depositi camerali;

    • omissioni dichiarative.

    Inoltre, la cancellazione non elimina automaticamente:

    • responsabilità per debiti tributari;

    • responsabilità degli amministratori;

    • possibili azioni dei creditori insoddisfatti.

    Una liquidazione mal gestita può riemergere anche a distanza di anni.

    Conviene sempre liquidare senza notaio?

    Non necessariamente.

    Occorre valutare:

    • presenza di contenziosi pendenti;

    • esposizione bancaria o fiscale;

    • struttura patrimoniale;

    • presenza di creditori strategici;

    • eventuali operazioni alternative (cessione quote, fusione, trasformazione).

    In alcuni casi può essere più efficiente una riorganizzazione societaria anziché la chiusura (spin-off immobiliare, fusioni per incorporazione, trasformazioni societarie, costituzione di una holding, ingresso di nuovi soci in aumento di capitale)

    Quando non conviene liquidare una SRL senza notaio

    In presenza di debiti tributari rilevanti, contenziosi pendenti o responsabilità potenziali degli amministratori, la procedura semplificata potrebbe non essere la soluzione più efficiente.
    In alcuni casi è preferibile valutare:
    – una ristrutturazione del debito
    – una cessione delle quote
    – una trasformazione societaria
    – una fusione o incorporazione

    Caso pratico

    Una SRL inattiva da 3 anni, senza dipendenti e con debiti fiscali modesti, può essere liquidata telematicamente in modo efficiente.
    Diversamente, una società con esposizione bancaria o accertamenti in corso richiede un’analisi preventiva approfondita.

    Vuoi capire se la tua SRL può essere liquidata senza notaio?

    Itadvisors affianca imprenditori e soci nella gestione completa di:

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    Domande frequenti sulla liquidazione SRL senza notaio

    È sempre possibile liquidare una SRL senza notaio?
    No. È possibile solo quando lo scioglimento deriva da una causa prevista dalla legge e non da una decisione volontaria dei soci.

    Quanto costa liquidare una SRL senza notaio?
    I costi sono inferiori rispetto alla procedura ordinaria, ma dipendono dalla complessità patrimoniale, fiscale e dalla gestione del liquidatore.

    Quanto tempo dura la procedura telematica?
    Può variare da pochi mesi a oltre un anno, in base alla presenza di debiti, creditori e alla complessità delle operazioni di liquidazione.

    La cancellazione elimina tutti i debiti?
    No. I creditori possono agire nei confronti dei soci nei limiti di quanto ricevuto e verso amministratori o liquidatori in caso di responsabilità.

    Conviene sempre chiudere una SRL inattiva?
    Non sempre. In alcuni casi può essere più efficiente una riorganizzazione societaria o una cessione delle quote.

  • Contributi INPS 2026: importi, aliquote e scadenze

    Con la Circolare n. 14/2026, l’INPS ha comunicato gli importi ufficiali dei contributi dovuti da artigiani e commercianti per l’anno 2026.
    Un tema centrale per chi svolge attività d’impresa in forma individuale o come socio lavoratore, perché i contributi previdenziali rappresentano una voce di costo fissa e rilevante, indipendente dall’andamento dell’attività.

    Vediamo quindi aliquote, contributi minimi, massimali, agevolazioni e scadenze da conoscere per pianificare correttamente il 2026.

    Aliquote contributive 2026: il quadro generale

    Per l’anno 2026 le aliquote IVS restano sostanzialmente invariate:

    • Artigiani: 24%

    • Commercianti: 24,48%

    L’aliquota più elevata prevista per i commercianti dipende dallo 0,48% aggiuntivo destinato al finanziamento dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale.

    Rimane inoltre confermato, per entrambe le categorie, il contributo fisso per maternità, pari a 0,62 euro mensili (7,44 euro annui).

    Reddito minimale 2026 e contributi fissi dovuti

    A seguito dell’adeguamento ISTAT, per il 2026 il reddito minimale annuo su cui calcolare i contributi IVS è fissato in:

    €. 18.808 euro. Su tale base, i contributi “fissi” annui risultano pari a:

    Artigiani

    • Totale: 4.521,36 euro

      • IVS: 4.513,92 euro

      • Maternità: 7,44 euro

    Commercianti

    • Totale: 4.611,64 euro

      • IVS + indennizzo cessazione: 4.604,20 euro

      • Maternità: 7,44 euro

    👉 Questi importi sono dovuti anche in assenza di reddito, salvo specifiche agevolazioni.

    Contributi sul reddito eccedente il minimale

    Se il reddito d’impresa supera il minimale di 18.808 euro, i contributi sono dovuti anche sulla quota eccedente:

    • fino a 56.224 euro → aliquota ordinaria;

    • oltre 56.224 euro → maggiorazione di 1 punto percentuale.

    Le aliquote salgono quindi a:

    • 25% per gli artigiani

    • 25,48% per i commercianti

    Massimali contributivi 2026

    Il limite massimo di reddito imponibile ai fini contributivi varia in base all’anzianità contributiva:

    • Iscritti prima del 1° gennaio 1996
      → massimale: 93.707 euro

    • Iscritti dal 1° gennaio 1996 o successivamente
      → massimale: 122.295 euro
      (non frazionabile su base mensile)

    Riduzioni e agevolazioni contributive confermate

    Riduzione del 50%

    È confermata per il 2026 la riduzione del 50% dei contributi dovuti per:

    • soggetti over 65, già pensionati INPS;

    • lavoratori iscritti per la prima volta nel 2025 alla gestione artigiani o commercianti.

    Regime forfettario: riduzione del 35%

    Per i contribuenti in regime forfettario resta in vigore la riduzione contributiva del 35%.

    Attenzione però alle scadenze:

    • chi ha già beneficiato dell’agevolazione nel 2025 continuerà automaticamente nel 2026, salvo rinuncia;

    • chi ha avviato l’attività nel 2025 deve comunicare l’adesione entro il 28 febbraio 2026;

    • anche la rinuncia al regime agevolato deve essere comunicata entro il 28 febbraio 2026.

    Le comunicazioni tardive producono effetti solo dall’anno successivo.

    Scadenze di pagamento dei contributi 2026

    I contributi devono essere versati tramite modello F24.

    Contributi sul minimale

    • 18 maggio 2026

    • 20 agosto 2026

    • 16 novembre 2026

    • 16 febbraio 2027

    Contributi sul reddito eccedente il minimale

    • secondo le ordinarie scadenze IRPEF:

      • saldo;

      • primo acconto;

      • secondo acconto.

    In conclusione il quadro contributivo 2026 conferma un livello di prelievo previdenziale elevato, soprattutto per chi opera con margini ridotti o redditi discontinui.
    Per questo motivo, la valutazione preventiva della posizione INPS, delle agevolazioni applicabili e della sostenibilità dell’attività è oggi un passaggio fondamentale, non solo fiscale ma anche strategico.

  • La Chiusura del Bilancio: Guida alle Verifiche Essenziali con il Commercialista

    La chiusura del bilancio d’esercizio rappresenta uno dei momenti più delicati della gestione aziendale.

    Non si tratta di un semplice adempimento formale, ma di un processo complesso che richiede attenzione maniacale ai dettagli e una stretta collaborazione tra imprenditore e commercialista.

    Ogni errore, omissione o valutazione approssimativa può infatti incidere significativamente sulla determinazione dell’utile (o della perdita) d’esercizio. Vediamo le verifiche essenziali da fare con il Commercialista.

    Perché la Verifica con il Commercialista è Fondamentale

    Il commercialista non è solo il professionista che “chiude i conti” a fine anno. È il partner strategico che deve garantire:

    • Conformità normativa: il rispetto dei principi contabili (OIC per le imprese che applicano standard nazionali) e delle disposizioni civilistiche e fiscali
    • Accuratezza dei dati: la corretta rappresentazione della realtà aziendale
    • Ottimizzazione fiscale: l’applicazione delle norme tributarie in modo corretto ma efficiente
    • Supporto decisionale: la fornitura di informazioni attendibili per le scelte strategiche

    La chiusura del bilancio richiede una revisione sistematica di tutte le voci contabili, con particolare attenzione ad alcune aree critiche che analizzeremo nel dettaglio.

    1. Fatture da Emettere e da Ricevere: il Principio di Competenza

    Fatture da Emettere

    Uno degli errori più comuni riguarda la mancata rilevazione dei ricavi di competenza dell’esercizio per i quali non è ancora stata emessa fattura. Secondo il principio di competenza economica, i ricavi devono essere imputati all’esercizio in cui:

    • La prestazione di servizi è stata completata
    • La merce è stata consegnata
    • Si è verificato il trasferimento dei rischi e benefici (tipicamente alla spedizione o consegna)

    Cosa verificare:

    • Contratti con corrispettivi periodici (canoni, abbonamenti) non ancora fatturati
    • Forniture di beni spedite prima del 31/12 ma fatturate a gennaio
    • Prestazioni di servizi completate ma non ancora documentate
    • SAL (Stati Avanzamento Lavori) di commesse pluriennali

    Impatto sull’utile: La mancata rilevazione comporta una sottostima dei ricavi e quindi dell’utile d’esercizio.

    Fatture da Ricevere

    Speculare è la situazione dei costi: bisogna rilevare tutti i costi di competenza anche se la fattura del fornitore arriverà nell’esercizio successivo.

    Cosa verificare:

    • Merci ricevute ma non ancora fatturate
    • Servizi ricevuti (consulenze, utilities, manutenzioni) riferiti all’esercizio
    • Prestazioni professionali completate
    • Spese bancarie, assicurative e commissioni

    Impatto sull’utile: L’omissione comporta una sovrastima dell’utile, con conseguente maggiore tassazione e potenziali contestazioni in sede di controllo.

    2. Riconciliazione Pagamenti con Crediti e Debiti

    La Riconciliazione dei Crediti verso Clienti

    La partita contabile dei crediti deve essere perfettamente allineata con:

    • Gli incassi effettivamente ricevuti
    • Le fatture emesse e registrate
    • Eventuali note di credito

    Controlli essenziali:

    • Estratti conto bancari: verificare che tutti gli incassi siano stati correttamente imputati ai clienti giusti
    • Partite aperte anomale: crediti molto datati che potrebbero essere inesigibili o già incassati ma non contabilizzati
    • Insoluti e RiBa/Rid respinti: da rilevare tempestivamente
    • Differenze cambio: per crediti in valuta estera
    • Sconti, abbuoni, resi: da contabilizzarecorrettamente

    Impatto sull’utile: Errori nella riconciliazione possono portare a:

    • Mancato riconoscimento di perdite su crediti
    • Doppia contabilizzazione di incassi
    • Errata rappresentazione della liquidità aziendale

    La Riconciliazione dei Debiti verso Fornitori

    Analogamente, i debiti verso fornitori devono essere verificati puntualmente:

    Controlli essenziali:

    • Confronto con estratti conto fornitori: le partite aperte devono coincidere
    • Pagamenti non imputati: verificare che tutti i bonifici siano stati riconciliati
    • Fatture duplicate: controllare eventuali doppie registrazioni
    • Debiti inesistenti: da stornare se il fornitore conferma l’avvenuto pagamento
    • Prescrizione dei debiti: valutare l’eventuale sopravvenienza attiva

    Impatto sull’utile: Un’errata riconciliazione può comportare la mancata rilevazione di costi o, viceversa, il mantenimento di debiti inesistenti che gonfiano artificialmente il patrimonio netto.

    3. Corretta Imputazione degli Investimenti: Immobilizzazioni vs. Costi

    Il Criterio di Distinzione

    Uno degli aspetti più delicati riguarda la corretta classificazione tra:

    • Immobilizzazioni materiali/immateriali: beni destinati a essere utilizzati durevolmente (pluriennale)
    • Costi d’esercizio: spese che esauriscono la loro utilità nell’esercizio

    Elementi da capitalizzare sono:

    • Macchinari, impianti, attrezzature
    • Automezzi
    • Hardware e software (se valore significativo e utilità pluriennale)
    • Migliorie su beni di terzi (leasing, affitto)
    • Costi di sviluppo, brevetti, marchi
    • Spese incrementative su beni esistenti

    Elementi da imputare a conto economico:

    • Manutenzioni ordinarie
    • Riparazioni
    • Licenze software annuali
    • Piccoli attrezzi di valore non significativo
    • Spese che non aumentano il valore o la vita utile del bene

    Impatto sull’utile: Capitalizzare erroneamente un costo comporta una sovrastima dell’utile (il costo non transita interamente nel conto economico ma viene ammortizzato negli anni). Viceversa, addebitare a conto economico un investimento comporta una sottostima dell’utile e una riduzione impropria del patrimonio.

    Le Classi di Ammortamento

    Una volta identificati correttamente gli investimenti, occorre imputarli nelle corrette categorie cespitali con le rispettive aliquote di ammortamento:

    Principali categorie:

    • Fabbricati: 3%
    • Impianti generici: 15%
    • Impianti specifici: 10-25%
    • Attrezzature: 15-25%
    • Automezzi: 20-25%
    • Computer e periferiche: 20%
    • Mobili e arredi: 12%
    • Software: 33,33% (3 anni) o 20% a seconda della tipologia

    Cosa è importante verificare:

    • Eventuale applicazione della riduzione al 50% nel primo anno di entrata in funzione
    • Ammortamenti accelerati o anticipati solo se tecnicamente giustificabili
    • Ammortamenti fiscali vs. civilistici: possibile divergenza

    Impatto sull’utile: L’applicazione di aliquote errate comporta una distorsione del risultato d’esercizio e potenziali contestazioni fiscali.

    L’ammortamento deve riflettere il consumo effettivo del bene nell’esercizio, non essere solo un’applicazione automatica di aliquote.

    Verifiche necessarie:

    1. A) Verifica della vita utile residua:
    • I beni sono ancora effettivamente utilizzati?
    • Ci sono beni obsoleti o fuori uso da eliminare?
    • La vita utile stimata è ancora congrua?
    1. B) Valore residuo:
    • Per beni prossimi alla fine dell’ammortamento, verificare se il valore residuo di bilancio (valore storico – fondo ammortamento) è congruo con il valore recuperabile
    1. C) Ammortamenti sospesi:
    • Per beni non utilizzati temporaneamente, valutare la sospensione dell’ammortamento
    1. D) Perdite durevoli di valore (impairment):
    • Se il valore recuperabile di un bene è durevolmente inferiore al valore netto contabile, occorre effettuare una svalutazione straordinaria

    Impatto sull’utile: Ammortamenti sovrastimati riducono artificialmente l’utile; ammortamenti sottostimati o omessi lo sovrastimano, con conseguente maggiore tassazione.

    4. Altri Aspetti Critici da Verificare

    A) Rimanenze di Magazzino

    Controlli:

    • Inventario fisico di fine anno correttamente effettuato
    • Valutazione al minore tra costo e valore di mercato
    • Corretta applicazione del metodo (LIFO, FIFO, costo medio ponderato)
    • Identificazione di merce obsoleta, danneggiata o a lento rigiro da svalutare
    • Corretta imputazione dei costi accessori di acquisto

    Impatto: Le rimanenze finali rappresentano un componente positivo del conto economico (maggiori rimanenze = maggiore utile), quindi errori di valorizzazione o inventario distorcono significativamente il risultato.

    B) Accantonamenti a Fondi Rischi e Oneri

    Controlli:

    • Contenziosi legali in corso: necessità di accantonare per cause probabili
    • Garanzie su prodotti venduti
    • Oneri futuri certi o probabili (ristrutturazioni, bonifiche, ecc.)
    • Adeguatezza degli accantonamenti esistenti

    Impatto: La mancata rilevazione di passività probabili comporta una sovrastima dell’utile e del patrimonio.

    C) TFR (Trattamento di Fine Rapporto)

    Controlli:

    • Corretto calcolo del TFR maturato nell’anno per ogni dipendente
    • Rivalutazione del fondo con gli indici ISTAT
    • Eventuale destinazione a fondi pensione da considerare

    D) Imposte Correnti e Differite

    Controlli:

    • Calcolo IRES/IRAP sulla base del risultato civilistico rettificato
    • Rilevazione di imposte anticipate per differenze temporanee deducibili (es. fondi rischi non ancora deducibili, ammortamenti civilistici superiori a quelli fiscali)
    • Rilevazione di imposte differite per differenze temporanee imponibili (es. plusvalenze rateizzate, ammortamenti fiscali anticipati)

    Impatto: Una corretta contabilizzazione delle imposte differite garantisce la rappresentazione veritiera del carico fiscale di competenza dell’esercizio.

    E) Ratei e Risconti

    Controlli:

    • Ratei attivi/passivi: quote di ricavi/costi futuri di competenza dell’esercizio (es. interessi attivi maturati ma non ancora incassati)
    • Risconti attivi/passivi: quote di costi/ricavi già registrati ma di competenza dell’esercizio successivo (es. assicurazioni, canoni anticipati)

    F) Valutazione dei Crediti

    Controlli:

    • Fondo svalutazione crediti: adeguatezza rispetto ai crediti di dubbia esigibilità
    • Analisi per scaglioni di anzianità
    • Valutazione di crediti verso clienti in difficoltà finanziaria
    • Deducibilità fiscale: 0,50% dei crediti dell’esercizio (fino al 5% del valore nominale)

    G) Operazioni Straordinarie e Non Ricorrenti

    Controlli:

    • Plusvalenze/minusvalenze da alienazione cespiti
    • Sopravvenienze attive/passive
    • Contributi in conto capitale o conto esercizio
    • Sanzioni e oneri straordinari

    5. Il Processo di Chiusura: Qual è la Timeline e quali sono le Best Practices

    Timeline Consigliata da Itadvisors

    Gennaio:

    • Avvio riconciliazioni bancarie e clienti/fornitori
    • Prima stima del risultato d’esercizio

    Febbraio:

    • Completamento riconciliazioni
    • Inventario fisico magazzino
    • Verifica ammortamenti e cespiti
    • Rilevazione fatture da emettere/ricevere

    Marzo:

    • Chiusura contabile definitiva
    • Calcolo imposte
    • Redazione bilancio e nota integrativa

    Aprile:

    • Approvazione bilancio da parte dell’organo competente
    • Deposito bilancio (società di capitali)

    Best Practices per l’Imprenditore

    1. Collaborazione attiva: non delegare totalmente al commercialista, ma fornire tempestivamente informazioni e documenti
    2. Documentazione ordinata: mantenere un archivio efficiente di fatture, contratti, documenti bancari
    3. Controllo di gestione continuo: non attendere la chiusura annuale per monitorare l’andamento economico
    4. Verifiche trimestrali: effettuare chiusure infrannuali per intercettare tempestivamente criticità
    5. Comunicazione con il commercialista: segnalare eventi straordinari, investimenti, operazioni rilevanti
    6. Revisione delle stime: confrontare periodicamente i risultati effettivi con quelli previsti

    In conclusione la chiusura del bilancio non è un mero esercizio contabile, ma un’attività strategica che richiede competenza tecnica, attenzione ai dettagli e una visione d’insieme della gestione aziendale. Ogni voce di bilancio, dalla più piccola fattura da ricevere alla più complessa valutazione di un cespite, può incidere significativamente sulla determinazione dell’utile e, conseguentemente, sul carico fiscale e sulla rappresentazione della solidità aziendale.

    La collaborazione strutturata tra imprenditore e commercialista è la chiave per:

    • Garantire la conformità normativa
    • Evitare errori costosi in termini fiscali e di rappresentazione contabile
    • Ottenere informazioni attendibili per le decisioni strategiche
    • Identificare aree di miglioramento nella gestione amministrativa

    Un bilancio corretto non è solo un obbligo di legge, ma uno strumento fondamentale per la crescita consapevole e sostenibile dell’impresa. Investire tempo e risorse nella sua corretta predisposizione è una scelta che ripaga sempre, in termini di tranquillità, efficienza e valore aziendale.

  • Pagamenti ai professionisti a cavallo d’anno: nuove regole 2026 su assegni, bonifici e carte

    Pagamenti ai professionisti a cavallo d’anno: quando il compenso è fiscalmente incassato

    Nuove regole 2026: come gestire assegni, bonifici e carte nei compensi professionali.

    Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 192/2024 (Decreto IRPEF–IRES) il legislatore ha finalmente chiarito uno dei temi più delicati nella fiscalità dei professionisti: l’imputazione temporale dei compensi pagati a cavallo d’anno. Di conseguenza, commercialisti, avvocati, consulenti e studi professionali devono ora prestare particolare attenzione al corretto momento di tassazione del compenso.

    Pertanto, individuare correttamente il momento di incasso fiscale è essenziale per evitare errori dichiarativi e possibili contestazioni.

    Il principio di cassa nel lavoro autonomo

    Il reddito da lavoro autonomo si determina secondo il principio di cassa:

    • i compensi rilevano quando sono percepiti
    • i costi rilevano quando sono sostenuti

    Il D.Lgs. 192/2024 ha modificato l’art. 54 del TUIR introducendo un principio chiave:

    Il compenso si imputa al periodo d’imposta in cui il committente è obbligato ad applicare la ritenuta d’acconto.

    In altre parole, quindi, conta il momento del pagamento in senso giuridico e non quello della disponibilità materiale delle somme. In questo modo, la norma supera molte delle incertezze operative che in passato hanno generato dubbi interpretativi.

    Pagamento con assegno: rileva la consegna

    Nel caso di assegni bancari o circolari:

    • il compenso si considera percepito alla consegna materiale dell’assegno
    • non rileva la data di versamento in banca
    • non rileva la data di accredito

    Di conseguenza, se l’assegno viene consegnato entro il 31 dicembre, il compenso è imputato a quell’anno anche se l’accredito avverrà successivamente.

    Spedizione postale dell’assegno

    • non conta la data di spedizione
    • conta la data di effettiva ricezione

    È quindi fondamentale conservare prova della ricezione.

    Pagamento con bonifico: data ordine vs data accredito

    Tuttavia, nel caso dei bonifici bancari il criterio applicato è differente:

    • per il committente il pagamento avviene alla data di disposizione del bonifico
    • per il professionista l’incasso avviene alla data di accredito sul conto

    Esempio: bonifico disposto il 30 dicembre e accreditato il 2 gennaio → il compenso è imputato all’anno del pagamento giuridico.

    Pagamento con carta di credito o debito

    Analogamente, per i pagamenti con carta di credito o debito:

    • il pagamento avviene quando il cliente utilizza la carta
    • l’addebito bancario successivo è irrilevante fiscalmente

    Esempio: fattura pagata con carta il 28 dicembre → compenso imputato a quell’anno, anche se l’addebito avverrà a gennaio.

    Perché questa disciplina è strategica per professionisti e studi

    Infine, la corretta applicazione di queste regole consente una pianificazione fiscale di fine anno più efficiente e offre numerosi vantaggi:

    • evita errori dichiarativi
    • previene sanzioni
    • consente pianificazione fiscale di fine anno
    • ottimizza la gestione della liquidità

    Il supporto di ITAdvisors

    ITAdvisors affianca studi professionali, società e imprenditori nella pianificazione fiscale di fine esercizio, nella gestione delle ritenute e nell’ottimizzazione dei flussi finanziari.

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  • Legge di Bilancio 2026: tutte le novità fiscali per le imprese e gli imprenditori

    Subject: Legge di Bilancio 2026: tutte le novità fiscali per le imprese e gli imprenditori

    LEGGE DI BILANCIO 2026: LE PRINCIPALI NOVITÀ FISCALI PER LE IMPRESE

    Guida operativa alle novità fiscali e agevolative introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 per società, holding e imprenditori


    La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025 n. 199), in vigore dal 1° gennaio 2026, introduce un insieme articolato di novità fiscali di forte impatto per le imprese italiane, con effetti rilevanti su investimenti, dividendi, plusvalenze, operazioni straordinarie e pianificazione fiscale.

    Di seguito proponiamo una sintesi ragionata delle principali misure fiscali per le imprese, con particolare attenzione agli effetti pratici per società di capitali, imprenditori e gruppi societari.


    1. Iper-ammortamenti 2026–2028 e incentivi agli investimenti produttivi

    Tra le misure più rilevanti della Legge di Bilancio 2026 rientra l’introduzione dei nuovi iper-ammortamenti per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

    La norma prevede una maggiorazione del costo fiscalmente rilevante ai fini delle imposte sui redditi, secondo le seguenti aliquote:

    • 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
    • 100% per investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni
    • 50% per investimenti oltre 10 milioni e fino a 20 milioni

    Sono agevolabili:

    • beni strumentali materiali e immateriali Industria 4.0;
    • beni strumentali destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili;
    • beni prodotti nell’Unione Europea e destinati a strutture produttive situate in Italia.

    La fruizione dell’agevolazione è subordinata a comunicazioni e certificazioni da trasmettere tramite piattaforma GSE, elemento che rende fondamentale una corretta pianificazione preventiva.


    2. Dividendi e plusvalenze: nuovi requisiti minimi di partecipazione

    Dal 2026 viene modificata in modo strutturale la disciplina fiscale di dividendi e plusvalenze su partecipazioni detenute da soggetti imprenditori.

    L’esenzione (parziale o totale) è riconosciuta solo se la partecipazione detenuta:

    • è pari almeno al 5% del capitale, oppure
    • presenta un valore fiscale non inferiore a 500.000 euro.

    In assenza di tali requisiti:

    • i dividendi diventano integralmente imponibili;
    • le plusvalenze perdono il regime di participation exemption.

    La modifica impatta in modo diretto su:

    • holding familiari e industriali;
    • strutture di partecipazione “di minoranza”;
    • operazioni di riorganizzazione e dismissione.

    3. Plusvalenze: abolita la rateizzazione dal 2026

    La Legge di Bilancio 2026 elimina, per la generalità dei casi, la possibilità di rateizzare le plusvalenze in cinque esercizi.

    Dal periodo d’imposta 2026:

    • le plusvalenze su beni strumentali, beni patrimoniali e partecipazioni sono tassate integralmente nell’esercizio di realizzo.

    Resta possibile la rateizzazione solo per:

    • cessioni di azienda o ramo d’azienda;
    • specifiche fattispecie del settore sportivo professionistico.

    La norma incide significativamente sulla gestione della liquidità e sulla tempistica delle operazioni straordinarie.


    4. Assegnazione agevolata dei beni ai soci e trasformazioni in società semplice

    Viene riproposto il regime agevolato per:

    • assegnazione o cessione di immobili non strumentali e beni mobili registrati ai soci;
    • trasformazione in società semplice di società aventi per oggetto la gestione immobiliare.

    I vantaggi fiscali includono:

    • imposta sostitutiva dell’8% (10,5% per società di comodo);
    • possibilità di assumere il valore catastale degli immobili;
    • riduzione delle imposte di registro, ipotecarie e catastali.

    Le operazioni devono essere perfezionate entro il 30 settembre 2026.


    5. Estromissione agevolata degli immobili dell’imprenditore individuale

    Riaperti i termini per l’estromissione agevolata degli immobili strumentali dell’imprenditore individuale.

    Caratteristiche principali:

    • imposta sostitutiva dell’8% sulla plusvalenza;
    • base imponibile determinabile sul valore catastale;
    • operazioni da effettuare tra 1° gennaio e 31 maggio 2026.

    6. Affrancamento delle riserve in sospensione d’imposta

    La Legge di Bilancio 2026 consente nuovamente l’affrancamento delle riserve in sospensione d’imposta mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva del 10%.

    L’operazione consente:

    • di rendere le riserve liberamente distribuibili;
    • di migliorare la flessibilità nella gestione dei flussi verso i soci;
    • di pianificare in modo più efficiente la fiscalità futura.

    7. Premi di risultato, welfare aziendale e costo del lavoro

    Per il biennio 2026–2027 viene rafforzata la fiscalità di vantaggio sul costo del lavoro:

    • imposta sostitutiva ridotta all’1% sui premi di risultato (fino a 5.000 euro);
    • proroga delle agevolazioni sui dividendi ai lavoratori;
    • nuove imposte sostitutive su incrementi contrattuali e trattamento accessorio.

    Misure centrali per le imprese che adottano politiche di incentivazione e retention del personale.


    8. Regime forfetario: confermata la soglia dei 35.000 euro

    Anche per il 2026 viene confermata la soglia di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente per l’accesso o la permanenza nel regime forfetario, rilevante per imprenditori e soci operativi.


    9. Locazioni brevi: nuova presunzione di imprenditorialità

    Dal periodo d’imposta 2026:

    • la locazione breve è consentita solo fino a 2 immobili;
    • dal terzo immobile scatta automaticamente la presunzione di attività d’impresa, con obbligo di partita IVA e tassazione ordinaria.

    La modifica interessa in modo diretto società immobiliari e imprenditori con patrimonio immobiliare diffuso.


    10. Rivalutazione delle partecipazioni: aliquota al 21%

    Sale al 21% l’imposta sostitutiva per la rivalutazione delle partecipazioni (rimane al 18% per i terreni).
    La misura è strutturale e va valutata attentamente in ottica di future cessioni.

    La Legge di Bilancio 2026 introduce opportunità rilevanti, ma anche nuove criticità fiscali per le imprese.
    Diventa quindi essenziale un approccio consulenziale evoluto, basato su analisi preventiva, simulazioni fiscali e pianificazione strategica.