Categoria: Guide

  • Trasferimento delle quote di SRL: cosa devono sapere soci e imprenditori

    Molti imprenditori credono che uscire da una società o far entrare un nuovo socio sia una semplice formalità.
    In realtà il trasferimento delle quote di una SRL è un’operazione giuridicamente rilevante che comporta conseguenze importanti sia per chi vende sia per chi acquista la partecipazione.

    Comprendere bene come funziona il trasferimento delle quote, quali limiti possono esistere e quali responsabilità restano in capo al cedente è fondamentale per evitare errori e contenziosi.

    Il principio generale: le quote di SRL sono liberamente trasferibili

    Nel nostro ordinamento vige il principio secondo cui le quote di SRL sono liberamente trasferibili, sia:

    • tra vivi (vendita o donazione)

    • per successione a causa di morte

    Questo principio è stabilito dall’art. 2469 del codice civile.
    Tuttavia, lo statuto della società può prevedere limitazioni o condizioni alla circolazione delle quote.

    Le più frequenti sono:

    • clausole di prelazione, che danno agli altri soci il diritto di acquistare prima di terzi

    • clausole di gradimento, che subordinano l’ingresso di un nuovo socio all’approvazione degli altri soci o degli amministratori

    • clausole di intrasferibilità, che possono limitare la vendita delle quote per un determinato periodo

    Queste clausole servono a proteggere l’equilibrio della compagine sociale e a evitare l’ingresso di soci non graditi.

    Cosa si trasferisce davvero quando si vende una quota

    Quando viene ceduta una partecipazione societaria non si trasferisce solo una percentuale del capitale.

    Si trasferisce uno status giuridico complesso, che comprende:

    • diritti patrimoniali (dividendi)

    • diritti amministrativi (voto in assemblea)

    • poteri di controllo e partecipazione alla gestione

    Per questo motivo la cessione di quote è spesso accompagnata da clausole di garanzia.

    In particolare si distinguono due tipi di garanzie:

    1. Garanzia sulla titolarità della quota (nomen verum)
    Il venditore garantisce che la quota è realmente di sua proprietà e che non esistono vincoli o diritti di terzi.

    2. Garanzia sulla situazione della società (nomen bonum)
    Il venditore garantisce che la partecipazione rappresenta effettivamente una determinata percentuale del capitale e riflette una certa situazione patrimoniale.

    Queste garanzie servono a proteggere l’acquirente da eventuali passività nascoste o da una rappresentazione non corretta della situazione aziendale.

    Quando il trasferimento diventa efficace

    È importante distinguere tre momenti diversi.

    1. Tra le parti
    La cessione è efficace dal momento dell’accordo tra venditore e acquirente.

    2. Nei confronti della società
    Diventa efficace quando l’atto viene depositato presso il Registro delle Imprese.

    3. Nei confronti dei terzi
    L’efficacia decorre dall’iscrizione dell’atto nel Registro delle Impese.

    Questo significa che prima dell’iscrizione l’acquirente non può esercitare i diritti sociali, anche se l’accordo è già stato firmato.

    La responsabilità del socio che vende

    Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la responsabilità per i conferimenti non versati.

    Il codice civile prevede che il socio cedente resti obbligato in solido con l’acquirente per tre anni dall’iscrizione del trasferimento nel Registro delle Imprese per i versamenti ancora dovuti.

    In pratica:

    • se il nuovo socio non paga i conferimenti residui

    • la società può chiedere il pagamento anche al socio che ha venduto la quota.

    Cosa succede se muore un socio

    In assenza di clausole statutarie diverse, la quota di un socio si trasferisce automaticamente agli eredi.

    Quando gli eredi sono più di uno:

    • la quota entra in comunione ereditaria

    • deve essere nominato un rappresentante comune

    • solo quest’ultimo può esercitare i diritti sociali.

    Il trasferimento deve poi essere formalizzato e depositato presso il Registro delle Imprese affinché produca effetti verso la società e verso i terzi.

    Attenzione: non è solo una formalità

    Nella pratica professionale vediamo spesso operazioni di cessione quote fatte in modo superficiale.

    Gli errori più frequenti sono:

    • statuti che limitano la trasferibilità ma non vengono controllati

    • contratti di cessione senza adeguate garanzie

    • mancata analisi dei debiti della società

    • mancata gestione delle responsabilità del cedente

    Una cessione di quote fatta male può generare responsabilità economiche anche anni dopo l’operazione.

    Stai pensando di vendere o acquistare quote di una società?

    Prima di firmare qualsiasi atto è fondamentale verificare:

    • statuto e clausole di circolazione delle quote

    • situazione patrimoniale della società

    • eventuali responsabilità residue del socio uscente

    Contrattaci analizziamo insieme la situazione per evitare errori che potrebbero costare molto in futuro.

     

  • Chiusura del bilancio: guida completa per imprenditori (gennaio–aprile)

    La chiusura del bilancio non è un adempimento tecnico.
    È il momento in cui si cristallizza la fotografia reale della tua impresa.

    Se gestita male, può significare:

    • utili sovrastimati

    • imposte errate

    • responsabilità per amministratori

    • decisioni strategiche basate su numeri sbagliati

    Se gestita bene, diventa invece uno strumento di governo aziendale.

    Questa guida operativa ti accompagna mese per mese nel processo di chiusura, trasformando una semplice scadenza in un momento di controllo strategico.

    Perché la chiusura del bilancio è un momento strategico

    Molti imprenditori vedono il bilancio come:

    “Una cosa del commercialista.”

    Errore. Il bilancio:

    • determina il carico fiscale

    • incide sulla distribuzione degli utili

    • influenza il rating bancario

    • condiziona operazioni straordinarie

    • tutela (o espone) l’amministratore

    La chiusura corretta richiede collaborazione attiva tra impresa e consulente.

    Gennaio – Mettere ordine nei numeri

    Obiettivo

    Allineare contabilità, banca e realtà operativa.

    In questa fase si costruiscono le fondamenta.

    Cosa deve fare l’imprenditore

    • Raccogliere tutti gli estratti conto bancari

    • Verificare l’inclusione di tutti i conti aziendali

    • Condividere contratti rilevanti

    • Fornire piani di ammortamento aggiornati

    • Segnalare eventi straordinari

    Se questa fase è superficiale, tutto il bilancio sarà distorto.


    Febbraio – Applicare correttamente il principio di competenza

    Qui si gioca la partita vera.

    Il principio di competenza impone di imputare:

    • ricavi maturati ma non fatturati

    • costi sostenuti ma non ancora fatturati

    Errori tipici

    • Dimenticare servizi conclusi a dicembre

    • Non rilevare merci ricevute senza fattura

    • Ignorare spese bancarie non contabilizzate

    Conseguenza?

    👉 Sovrastima dell’utile
    👉 Maggiori imposte
    👉 Decisioni sbagliate sulla distribuzione utili


    Investimenti e ammortamenti: area ad alto rischio

    Un altro punto critico è la distinzione tra:

    • costo d’esercizio

    • investimento pluriennale

    Errore frequente: contabilizzare come costo ciò che andrebbe capitalizzato.

    Gli ammortamenti devono essere:

    • coerenti con le categorie di cespiti

    • fiscalmente corretti

    • economicamente sostenibili

    Una gestione sbagliata altera utile e patrimonio netto.


    Magazzino: la voce che altera tutto

    Se presente, il magazzino è una leva enorme sul risultato.

    Serve:

    • inventario fisico reale

    • valutazione coerente con anni precedenti

    • segnalazione merce obsoleta

    Un magazzino sovrastimato genera utile fittizio.


    Marzo – Fondi rischi, crediti e imposte

    Qui si entra nella parte più tecnica.

    Fondi rischi

    Devono essere accantonati quando:

    • esiste un rischio probabile

    • l’onere è stimabile

    Non farlo significa gonfiare artificialmente l’utile.


    Crediti e fondo svalutazione

    Serve analisi dell’anzianità dei crediti.

    Domanda chiave:

    Quei crediti sono davvero incassabili?

    Se no, vanno svalutati.

    Ignorare il problema espone l’amministratore.


    Imposte correnti e differite

    Il risultato civilistico non coincide quasi mai con quello fiscale.

    Occorre:

    • calcolo IRES e IRAP

    • analisi variazioni fiscali

    • valutazione imposte anticipate/differite

    Qui si determina il vero impatto sul cash flow.


    Aprile – Formalizzazione e approvazione

    Il bilancio non è chiuso finché:

    • non è stato letto e compreso dall’imprenditore

    • non sono state chiarite stime e criteri

    • non è stato approvato nei termini di legge

    • non è stato depositato (se richiesto)


    Le 5 domande che ogni imprenditore dovrebbe fare prima dell’approvazione

    1. L’utile è coerente con l’andamento reale?
    2. Ci sono rischi non contabilizzati?
    3. I crediti sono realmente incassabili?
    4. L’impatto fiscale è sostenibile?
    5. Posso distribuire utili senza tensioni di cassa?

    Se non sai rispondere, il bilancio non è ancora “chiuso”.

    Errori più comuni nella chiusura del bilancio

    • Mancata rilevazione costi di competenza

    • Assenza di fondi rischi

    • Crediti non svalutati

    • Ammortamenti errati

    • Magazzino non inventariato

    • Nessuna analisi fiscale preventiva

    Questi errori emergono spesso anni dopo, durante controlli o operazioni straordinarie.

    La chiusura del bilancio come strumento di governo

    Una chiusura evoluta consente di:

    • pianificare dividendi

    • programmare investimenti

    • migliorare il rating bancario

    • preparare operazioni societarie

    • prevenire crisi di liquidità

    Il bilancio non è un documento.
    È una leva strategica.

    Prima di approvare il bilancio, verifica che i numeri rappresentino davvero la tua azienda.

    Richiedi una revisione strategica con Itadvisors.

    Domande frequenti sulla chiusura del bilancio

     

    Quando si deve chiudere il bilancio?
    Il bilancio d’esercizio va redatto entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, salvo proroghe statutarie.

    Chi è responsabile della correttezza del bilancio?
    L’amministratore è il primo responsabile. Il commercialista assiste, ma la responsabilità resta in capo alla governance.

    Cosa succede se il bilancio contiene errori?
    Possono emergere responsabilità civili, fiscali e, nei casi più gravi, penali.

    Posso distribuire utili subito dopo l’approvazione?
    Solo se l’utile è reale, sostenibile e non compromette l’equilibrio finanziario.

    Il bilancio incide sul rating bancario?
    Sì. Indicatori come patrimonio netto, PFN e marginalità influenzano l’affidabilità creditizia.

  • Liquidazione SRL senza notaio: quando è possibile e come funziona la procedura telematica

    Liquidare una SRL senza notaio è davvero possibile?
    Sì, ma solo in casi specifici e con un iter preciso da rispettare.

    La digitalizzazione del Registro delle Imprese ha introdotto una procedura semplificata che consente, in determinate circostanze, di sciogliere una società a responsabilità limitata senza atto pubblico notarile.

    Attenzione però: non si tratta di una “scorciatoia”.
    È una procedura giuridicamente rigorosa che richiede competenza tecnica, pianificazione e corretta gestione di responsabilità e adempimenti.

    In questa guida analizziamo:

    • Quando è possibile liquidare una SRL senza notaio

    • Quali sono le cause di scioglimento ammesse

    • Come funziona la procedura telematica passo dopo passo

    • Quali rischi e responsabilità devono essere valutati

    • Quando conviene davvero scegliere questa strada

    Cos’è la liquidazione di una SRL e cosa comporta

    La liquidazione rappresenta la fase conclusiva del ciclo di vita della società. Dal momento in cui si verifica una causa di scioglimento, la società:

    • non persegue più finalità lucrative;

    • non può intraprendere nuove operazioni imprenditoriali;

    • deve limitarsi alla conservazione del patrimonio;

    • deve soddisfare i creditori;

    • deve convertire l’attivo in denaro;

    • può distribuire l’eventuale residuo ai soci solo dopo aver estinto i debiti.

    Si tratta di una fase delicata sotto il profilo:

    • civilistico, contabile, fiscale e della responsabilità degli amministratori e del liquidatore

    Una gestione superficiale può generare responsabilità personali anche dopo l’estinzione della società.

    Quando si può liquidare una SRL senza notaio

    La liquidazione senza notaio è possibile solo quando lo scioglimento deriva da cause previste direttamente dalla legge, e non da una deliberazione volontaria dei soci.

    Scioglimento “di diritto”

    Rientrano tra le cause tipiche:

    • decorso del termine di durata previsto nello statuto;

    • conseguimento o impossibilità di conseguire l’oggetto sociale;

    • impossibilità di funzionamento o inattività dell’assemblea;

    • riduzione del capitale sotto il minimo legale non ricostituito;

    • altre ipotesi espressamente previste dalla normativa civilistica.

    In questi casi:

    • l’organo amministrativo accerta la causa;

    • la dichiarazione viene iscritta al Registro delle Imprese;

    • lo scioglimento produce effetti dalla data di iscrizione.

    Non è necessario un atto pubblico notarile.

    Quando invece il notaio è obbligatorio

    È richiesto l’intervento notarile quando:

    • i soci deliberano volontariamente lo scioglimento;

    • occorre modificare lo statuto;

    • si adottano delibere straordinarie non riconducibili a cause tipizzate.

    In questi casi si segue la procedura ordinaria.

    Come funziona la procedura telematica di liquidazione SRL

    La procedura semplificata si articola in tre fasi principali.

    1️⃣ Accertamento della causa di scioglimento

    L’organo amministrativo:

    • redige un verbale di accertamento;

    • dichiara formalmente il verificarsi della causa;

    • deposita telematicamente la pratica al Registro delle Imprese.

    Solo con l’iscrizione la società assume ufficialmente lo status di:

    “SRL in liquidazione”

    Fino a quel momento la causa non produce effetti verso i terzi.


    2️⃣ Nomina del liquidatore

    L’assemblea dei soci:

    • nomina il liquidatore;

    • ne definisce poteri e limiti;

    • determina eventuali compensi.

    Con la nomina:

    • gli amministratori cessano dalla carica;

    • la gestione passa al liquidatore;

    • la denominazione sociale deve riportare la dicitura “in liquidazione”;

    • la nomina deve essere iscritta al Registro delle Imprese entro 30 giorni.

    Il liquidatore assume una posizione di forte responsabilità: risponde personalmente in caso di violazioni nella gestione della fase liquidatoria.


    3️⃣ Bilancio finale di liquidazione e cancellazione

    Il liquidatore:

    • realizza l’attivo;

    • paga i debiti;

    • redige il bilancio finale di liquidazione;

    • determina l’eventuale residuo da distribuire ai soci.

    L’approvazione del bilancio può avvenire:

    • tacitamente (se non vi sono opposizioni entro 90 giorni), oppure

    • con delibera unanime dei soci (procedura più rapida).

    Successivamente:

    • si chiude la partita IVA;

    • si deposita la domanda di cancellazione;

    • l’efficacia dello scioglimento decorre dall’iscrizione nel Registro delle Impese, consultabile tramite il portale ufficiale di Unioncamere.

    Vantaggi della liquidazione SRL senza notaio

    I principali benefici sono:

    • riduzione dei costi notarili;

    • tempi più rapidi;

    • gestione completamente telematica;

    • maggiore efficienza operativa.

    Per micro e piccole società inattive può rappresentare una soluzione efficace.

    I rischi da non sottovalutare

    La procedura è semplificata, ma non è “automatica”.

    Errori frequenti:

    • mancata verifica dei debiti fiscali e contributivi;

    • chiusura affrettata senza corretta gestione dei creditori;

    • distribuzione anticipata dell’attivo;

    • errori nei depositi camerali;

    • omissioni dichiarative.

    Inoltre, la cancellazione non elimina automaticamente:

    • responsabilità per debiti tributari;

    • responsabilità degli amministratori;

    • possibili azioni dei creditori insoddisfatti.

    Una liquidazione mal gestita può riemergere anche a distanza di anni.

    Conviene sempre liquidare senza notaio?

    Non necessariamente.

    Occorre valutare:

    • presenza di contenziosi pendenti;

    • esposizione bancaria o fiscale;

    • struttura patrimoniale;

    • presenza di creditori strategici;

    • eventuali operazioni alternative (cessione quote, fusione, trasformazione).

    In alcuni casi può essere più efficiente una riorganizzazione societaria anziché la chiusura (spin-off immobiliare, fusioni per incorporazione, trasformazioni societarie, costituzione di una holding, ingresso di nuovi soci in aumento di capitale)

    Quando non conviene liquidare una SRL senza notaio

    In presenza di debiti tributari rilevanti, contenziosi pendenti o responsabilità potenziali degli amministratori, la procedura semplificata potrebbe non essere la soluzione più efficiente.
    In alcuni casi è preferibile valutare:
    – una ristrutturazione del debito
    – una cessione delle quote
    – una trasformazione societaria
    – una fusione o incorporazione

    Caso pratico

    Una SRL inattiva da 3 anni, senza dipendenti e con debiti fiscali modesti, può essere liquidata telematicamente in modo efficiente.
    Diversamente, una società con esposizione bancaria o accertamenti in corso richiede un’analisi preventiva approfondita.

    Vuoi capire se la tua SRL può essere liquidata senza notaio?

    Itadvisors affianca imprenditori e soci nella gestione completa di:

    • scioglimento e liquidazione società

    • operazioni straordinarie alternative

    • analisi dei rischi fiscali

    • pianificazione della chiusura in sicurezza

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    Domande frequenti sulla liquidazione SRL senza notaio

    È sempre possibile liquidare una SRL senza notaio?
    No. È possibile solo quando lo scioglimento deriva da una causa prevista dalla legge e non da una decisione volontaria dei soci.

    Quanto costa liquidare una SRL senza notaio?
    I costi sono inferiori rispetto alla procedura ordinaria, ma dipendono dalla complessità patrimoniale, fiscale e dalla gestione del liquidatore.

    Quanto tempo dura la procedura telematica?
    Può variare da pochi mesi a oltre un anno, in base alla presenza di debiti, creditori e alla complessità delle operazioni di liquidazione.

    La cancellazione elimina tutti i debiti?
    No. I creditori possono agire nei confronti dei soci nei limiti di quanto ricevuto e verso amministratori o liquidatori in caso di responsabilità.

    Conviene sempre chiudere una SRL inattiva?
    Non sempre. In alcuni casi può essere più efficiente una riorganizzazione societaria o una cessione delle quote.

  • Contributi INPS 2026: importi, aliquote e scadenze

    Con la Circolare n. 14/2026, l’INPS ha comunicato gli importi ufficiali dei contributi dovuti da artigiani e commercianti per l’anno 2026.
    Un tema centrale per chi svolge attività d’impresa in forma individuale o come socio lavoratore, perché i contributi previdenziali rappresentano una voce di costo fissa e rilevante, indipendente dall’andamento dell’attività.

    Vediamo quindi aliquote, contributi minimi, massimali, agevolazioni e scadenze da conoscere per pianificare correttamente il 2026.

    Aliquote contributive 2026: il quadro generale

    Per l’anno 2026 le aliquote IVS restano sostanzialmente invariate:

    • Artigiani: 24%

    • Commercianti: 24,48%

    L’aliquota più elevata prevista per i commercianti dipende dallo 0,48% aggiuntivo destinato al finanziamento dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale.

    Rimane inoltre confermato, per entrambe le categorie, il contributo fisso per maternità, pari a 0,62 euro mensili (7,44 euro annui).

    Reddito minimale 2026 e contributi fissi dovuti

    A seguito dell’adeguamento ISTAT, per il 2026 il reddito minimale annuo su cui calcolare i contributi IVS è fissato in:

    €. 18.808 euro. Su tale base, i contributi “fissi” annui risultano pari a:

    Artigiani

    • Totale: 4.521,36 euro

      • IVS: 4.513,92 euro

      • Maternità: 7,44 euro

    Commercianti

    • Totale: 4.611,64 euro

      • IVS + indennizzo cessazione: 4.604,20 euro

      • Maternità: 7,44 euro

    👉 Questi importi sono dovuti anche in assenza di reddito, salvo specifiche agevolazioni.

    Contributi sul reddito eccedente il minimale

    Se il reddito d’impresa supera il minimale di 18.808 euro, i contributi sono dovuti anche sulla quota eccedente:

    • fino a 56.224 euro → aliquota ordinaria;

    • oltre 56.224 euro → maggiorazione di 1 punto percentuale.

    Le aliquote salgono quindi a:

    • 25% per gli artigiani

    • 25,48% per i commercianti

    Massimali contributivi 2026

    Il limite massimo di reddito imponibile ai fini contributivi varia in base all’anzianità contributiva:

    • Iscritti prima del 1° gennaio 1996
      → massimale: 93.707 euro

    • Iscritti dal 1° gennaio 1996 o successivamente
      → massimale: 122.295 euro
      (non frazionabile su base mensile)

    Riduzioni e agevolazioni contributive confermate

    Riduzione del 50%

    È confermata per il 2026 la riduzione del 50% dei contributi dovuti per:

    • soggetti over 65, già pensionati INPS;

    • lavoratori iscritti per la prima volta nel 2025 alla gestione artigiani o commercianti.

    Regime forfettario: riduzione del 35%

    Per i contribuenti in regime forfettario resta in vigore la riduzione contributiva del 35%.

    Attenzione però alle scadenze:

    • chi ha già beneficiato dell’agevolazione nel 2025 continuerà automaticamente nel 2026, salvo rinuncia;

    • chi ha avviato l’attività nel 2025 deve comunicare l’adesione entro il 28 febbraio 2026;

    • anche la rinuncia al regime agevolato deve essere comunicata entro il 28 febbraio 2026.

    Le comunicazioni tardive producono effetti solo dall’anno successivo.

    Scadenze di pagamento dei contributi 2026

    I contributi devono essere versati tramite modello F24.

    Contributi sul minimale

    • 18 maggio 2026

    • 20 agosto 2026

    • 16 novembre 2026

    • 16 febbraio 2027

    Contributi sul reddito eccedente il minimale

    • secondo le ordinarie scadenze IRPEF:

      • saldo;

      • primo acconto;

      • secondo acconto.

    In conclusione il quadro contributivo 2026 conferma un livello di prelievo previdenziale elevato, soprattutto per chi opera con margini ridotti o redditi discontinui.
    Per questo motivo, la valutazione preventiva della posizione INPS, delle agevolazioni applicabili e della sostenibilità dell’attività è oggi un passaggio fondamentale, non solo fiscale ma anche strategico.

  • Pagamenti ai professionisti a cavallo d’anno: nuove regole 2026 su assegni, bonifici e carte

    Pagamenti ai professionisti a cavallo d’anno: quando il compenso è fiscalmente incassato

    Nuove regole 2026: come gestire assegni, bonifici e carte nei compensi professionali.

    Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 192/2024 (Decreto IRPEF–IRES) il legislatore ha finalmente chiarito uno dei temi più delicati nella fiscalità dei professionisti: l’imputazione temporale dei compensi pagati a cavallo d’anno. Di conseguenza, commercialisti, avvocati, consulenti e studi professionali devono ora prestare particolare attenzione al corretto momento di tassazione del compenso.

    Pertanto, individuare correttamente il momento di incasso fiscale è essenziale per evitare errori dichiarativi e possibili contestazioni.

    Il principio di cassa nel lavoro autonomo

    Il reddito da lavoro autonomo si determina secondo il principio di cassa:

    • i compensi rilevano quando sono percepiti
    • i costi rilevano quando sono sostenuti

    Il D.Lgs. 192/2024 ha modificato l’art. 54 del TUIR introducendo un principio chiave:

    Il compenso si imputa al periodo d’imposta in cui il committente è obbligato ad applicare la ritenuta d’acconto.

    In altre parole, quindi, conta il momento del pagamento in senso giuridico e non quello della disponibilità materiale delle somme. In questo modo, la norma supera molte delle incertezze operative che in passato hanno generato dubbi interpretativi.

    Pagamento con assegno: rileva la consegna

    Nel caso di assegni bancari o circolari:

    • il compenso si considera percepito alla consegna materiale dell’assegno
    • non rileva la data di versamento in banca
    • non rileva la data di accredito

    Di conseguenza, se l’assegno viene consegnato entro il 31 dicembre, il compenso è imputato a quell’anno anche se l’accredito avverrà successivamente.

    Spedizione postale dell’assegno

    • non conta la data di spedizione
    • conta la data di effettiva ricezione

    È quindi fondamentale conservare prova della ricezione.

    Pagamento con bonifico: data ordine vs data accredito

    Tuttavia, nel caso dei bonifici bancari il criterio applicato è differente:

    • per il committente il pagamento avviene alla data di disposizione del bonifico
    • per il professionista l’incasso avviene alla data di accredito sul conto

    Esempio: bonifico disposto il 30 dicembre e accreditato il 2 gennaio → il compenso è imputato all’anno del pagamento giuridico.

    Pagamento con carta di credito o debito

    Analogamente, per i pagamenti con carta di credito o debito:

    • il pagamento avviene quando il cliente utilizza la carta
    • l’addebito bancario successivo è irrilevante fiscalmente

    Esempio: fattura pagata con carta il 28 dicembre → compenso imputato a quell’anno, anche se l’addebito avverrà a gennaio.

    Perché questa disciplina è strategica per professionisti e studi

    Infine, la corretta applicazione di queste regole consente una pianificazione fiscale di fine anno più efficiente e offre numerosi vantaggi:

    • evita errori dichiarativi
    • previene sanzioni
    • consente pianificazione fiscale di fine anno
    • ottimizza la gestione della liquidità

    Il supporto di ITAdvisors

    ITAdvisors affianca studi professionali, società e imprenditori nella pianificazione fiscale di fine esercizio, nella gestione delle ritenute e nell’ottimizzazione dei flussi finanziari.

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  • Bonus Giovani Under 35: 500€/mese INPS – Guida 2025

    Il bonus giovani imprenditori under 35 previsto dalla circolare INPS n. 148 del 28 novembre 2025 diventa finalmente operativo ! Una delle misure più attese del Decreto Coesione: il bonus da 500 euro mensili dedicato ai giovani under 35 che avviano una nuova attività imprenditoriale nei settori strategici dell’innovazione, digitalizzazione e transizione ecologica – Articolo aggiornato al 28 novembre 2025

    Il bonus giovani imprenditori under 35 rappresenta un incentivo importante, che può arrivare fino a 18.000 euro complessivi, se sfruttato correttamente e se la domanda viene presentata nei tempi previsti.

    1. A chi spetta il bonus giovani imprenditori under 35 (requisiti principali)

    Novità: il contributo di 500 euro al mese spetta a chi:

    • ha meno di 35 anni alla data di avvio dell’attività;

    • si trova in stato di disoccupazione (DID attiva, disponibilità al Centro Impiego);

    • avvia una nuova iniziativa tra 1 luglio 2024 e 31 dicembre 2025;

    • opera in uno dei settori ATECO ammessi, tra cui:

      • attività manifatturiere

      • informazione e comunicazione

      • professionali e tecniche

      • costruzioni

      • sanità

      • istruzione

      • servizi culturali e alla persona

      • fornitura di energia/acqua
        (elenco completo nella circolare INPS)

    Vale anche per le società: può beneficiare un solo socio, che deve mantenere il ruolo per tutta la durata dell’agevolazione.

    2. Durata e modalità di erogazione

    • 500 €/mese

    • fino a 36 mesi

    • erogazione annuale anticipata

    • entro il limite massimo del 31 dicembre 2028

    Non è un semplice contributo mensile: il beneficiario riceve un’unica somma all’inizio di ogni anno, previa rendicontazione delle spese.

    3. Il punto più critico: i 30 giorni

    La domanda deve essere presentata entro 30 giorni dall’avvio dell’attività, e per “avvio” l’INPS individua un solo riferimento:

    👉 la Comunicazione Unica con inizio attività economica (non solo la costituzione).

    Un errore nella lettura delle ricevute può far perdere definitivamente il beneficio.

    4. Come si presenta la domanda

    Solo in via telematica, attraverso:

    Portale INPS → Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche → “Incentivo Decreto Coesione”

    Sono necessari SPID, CIE, CNS o eIDAS.+

    5. Aspetti fiscali: novità

    Il contributo:

    • non è imponibile ai fini IRPEF

    • non subisce ritenute

    • compare nella CU come reddito esente

    6. Quando si perde il bonus giovani imprenditori under 35

    Il bonus giovani imprenditori under 35 va restituito se vengono meno i requisiti, ad esempio:

    • cessazione attività

    • uscita del socio beneficiario dalla società

    • spese rendicontate non coerenti con il business plan

    • irregolarità contributive

    Il bonus under 35 non è un semplice incentivo: è uno strumento potente, ma con paletti tecnici e tempistiche rigide. Un errore operativo può costare fino a 18.000 euro di mancata agevolazione.

    👉 Vuoi sapere se la tua attività rientra nei settori ammessi e se puoi ottenere il bonus?
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  • Società in Accomandita Semplice (SAS): cos’è, come funziona e quando conviene davvero

    Una guida completa e pratica sulla SAS per imprenditori, professionisti e attività familiari che cercano una forma societaria flessibile e chiara.”

    Società in Accomandita Semplice (SAS): guida completa e consigli pratici per capire quando conviene davvero

    La Società in Accomandita Semplice – più nota come SAS – è una forma societaria spesso messa in secondo piano rispetto alla SRL e alla SNC. Tuttavia, quando la si osserva con attenzione, emerge come una soluzione estremamente intelligente in una serie di casi specifici: attività familiari, realtà artigianali, business in cui i soci hanno ruoli molto diversi o situazioni in cui è necessario contenere costi e burocrazia, mantenendo però un minimo di struttura.

    Nella pratica quotidiana della consulenza, la SAS è una forma societaria che può sorprendere: semplice, flessibile, poco costosa e ancora oggi molto efficace quando il progetto imprenditoriale ha caratteristiche precise.

    Cos’è una SAS e come funziona davvero

    La SAS è una società di persone con una caratteristica unica: prevede due categorie di soci, con funzioni e responsabilità differenti.

    I soci accomandatari sono coloro che gestiscono l’impresa e rispondono illimitatamente e personalmente delle obbligazioni sociali. Sono i soci “operativi”, quelli che stanno davvero alla guida dell’azienda, prendono le decisioni e rappresentano la società verso l’esterno.

    I soci accomandanti, invece, partecipano al capitale e agli utili, ma rispondono solo nei limiti del conferimento. Non possono amministrare la società e non intervengono nelle attività di gestione. Questo crea una struttura molto interessante per quelle realtà in cui ci sono soggetti finanziatori, familiari, partner meno coinvolti o figure che desiderano partecipare all’impresa senza assumersi responsabilità operative.

    È proprio questa distinzione che rende la SAS particolarmente adatta quando si vuole combinare flessibilità gestionale e diversificazione dei ruoli.

    I principali vantaggi: perché in certi casi la SAS è meglio di una SRL

    Il principale vantaggio della SAS è la semplicità. Siamo lontani dalla rigidità tipica delle società di capitali: qui non troviamo organi amministrativi complessi, non ci sono obblighi formali elevati e le decisioni si prendono in modo molto più naturale e veloce.

    Un altro elemento importante è l’assenza di un capitale minimo obbligatorio. Questo non significa “partire senza risorse”, ma permette di scegliere liberamente la dotazione iniziale senza vincoli imposti dalla legge.

    Per attività familiari, artigianali o piccole realtà commerciali, la SAS può rappresentare un equilibrio perfetto: una struttura leggera, poca burocrazia e una governance snella, senza però perdere l’identità di una vera società.

    Inoltre, dal punto di vista della protezione patrimoniale, il socio accomandante gode di una forma di tutela simile a quella del socio di capitali: risponde solo nei limiti del proprio conferimento. Questo aspetto può essere particolarmente utile quando un familiare o un partner vuole sostenere l’impresa senza esporsi a rischi personali.

    💼 Consiglio del consulente

    Se c’è un socio operativo forte e un socio più finanziatore (o familiare), la SAS è spesso più efficiente di una SRL. Ma va sempre valutata la responsabilità illimitata dell’accomandatario e l’IRPEF per trasparenza, perché possono incidere molto sulla pianificazione patrimoniale e fiscale dei soci.

    Gli svantaggi (quelli veri) e quando la SAS non va utilizzata

    La SAS non è adatta a tutte le situazioni, e un consulente esperto deve saperlo dire con chiarezza.

    Il limite più evidente è la responsabilità illimitata dell’accomandatario. Se l’attività ha rischi elevati – finanziari, contrattuali o legati a investimenti importanti – meglio considerare una SRL, che limita la responsabilità dei soci.

    Un altro svantaggio spesso sottovalutato riguarda la percezione esterna: banche, investitori e partner commerciali tendono a considerare la SAS come una struttura “piccola” e meno adatta a operazioni complesse. Questo può influire sull’accesso al credito o sulla partecipazione a bandi e agevolazioni.

    La SAS, inoltre, non è compatibile con le esigenze di crescita rapide o di scalabilità. È una forma ottima quando l’impresa deve essere gestita con equilibrio e semplicità, non per startup che prevedono round di investimento o aumenti di capitale.

    Consigli pratici e dettagli 

    Ci sono una serie di aspetti tecnici che chi costituisce una SAS deve conoscere, e che spesso vengono ignorati:

    • Non è possibile costituire una SAS online tramite strumenti digitali come per SRL e SRLS. Serve necessariamente l’intervento del Notaio. Questo è un elemento importante da considerare in termini di tempi, modalità e costi.
    • È fondamentale redigere un atto costitutivo dettagliato, definendo con precisione ruoli, poteri, modalità di ingresso e uscita dei soci. La flessibilità è un vantaggio, ma deve essere governata bene.
    • È opportuno inserire nel contratto sociale clausole di prelazione, gradimento e regole di gestione che tutelino sia gli accomandanti sia gli accomandatari.
    • Dal punto di vista fiscale, la SAS è soggetta a IRPEF per trasparenza: i redditi si imputano ai soci, non alla società. Questo può essere un vantaggio o uno svantaggio, a seconda della situazione personale dei soci. Serve una valutazione accurata.
    • In caso di decesso dell’accomandatario, la società può trovarsi in una situazione delicata: è consigliabile anticipare questo scenario e prevedere soluzioni statutarie e patrimoniali adeguate.

    È proprio qui che emerge il valore di una consulenza esperta: capire se la SAS è la forma giusta richiede un’analisi attenta del progetto, dei soci, del rischio e degli obiettivi a medio-lungo termine.

    Quando conviene davvero scegliere una SAS

    La SAS dà il meglio di sé quando:

    • l’attività è familiare, artigianale o commerciale con rischi contenuti
    • i soci hanno ruoli molto diversi tra loro
    • si vuole mantenere una struttura snella
    • c’è un socio operativo forte e uno o più soci finanziatori
    • serve una gestione informale ma ordinata
    • si desidera evitare la burocrazia delle società di capitali.

    In questi casi, la SAS può rivelarsi una scelta estremamente efficace, equilibrata e conveniente.

    Pertanto, la Società in Accomandita Semplice è una forma societaria che merita attenzione: meno nota della SRL, ma spesso perfetta per progetti imprenditoriali concreti e ben definiti. Rappresenta una soluzione intelligente per chi desidera flessibilità, costi ridotti e distinzione chiara dei ruoli.

    Come sempre, la scelta della forma giuridica ideale dipende dagli obiettivi, dal rischio, dalla struttura dei soci e dalla visione di crescita. Ed è proprio su questo che noi di ITAdvisors possiamo fare davvero la differenza: guidiamo imprenditori e professionisti a prendere decisioni informate, consapevoli e sartoriali.

    Se vuoi capire se la SAS può essere la forma giusta per la tua società, siamo pronti ad affiancarti con un’analisi dedicata, e trovi qui le 10 regole per non sbagliare quando costituisci una società.